Oggi vorrei parlarvi di questo fenomeno in costante crescita: il self publishing.
Di che si tratta? si chiederanno alcuni di voi; letteralmente, significa auto-pubblicazione. Ci sono diverse piattaforme online che consentono agli autori di pubblicare i loro scritti senza dover trovare un editore.
Immagino già le più comuni reazioni: ma allora ti piace vincere facile, così sono capaci tutti, i libri autopubblicati saranno sicuramente spazzatura. Vediamo insieme quanto c’è di vero in queste opinioni.

Partiamo dall’ultima (e anche la più comune): il luogo comune secondo cui chi sceglie di autopubblicarsi lo fa solamente perchè nessun editore è disposto a pubblicare il suo libro. Logicamente, vi viene da pensare che la ragione di tale rifiuto sia dovuta alla scarsa qualità del prodotto.
Sbagliato.

Non è detto che un libro autopubblicato sia necessariamente una schifezza: ci sono anche (molti) casi del genere, certo. Non per questo, tuttavia, bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Tra i libri autopubblicati si trovano anche prodotti di buona qualità.

Non sempre la casa editrice è garante di prodotti eccellenti: si trova tanta spazzatura anche nelle librerie. Inoltre, ricordo sempre il caso di Richard Bach, la cui opera Il Gabbiano Jonathan Livingston fu rifiutata da ben dieci case editrici… per diventare poi un best seller mondiale. Spazzatura, dite? 😉

La scelta di un autore di non pubblicare tramite editore, inoltre, può anche essere semplicemente frutto del desiderio di avere maggiori guadagni: lo scrittore che pubblica tramite casa editrice percepisce se è fortunato circa il 10% del prezzo di copertina. Grazie al self pubblishing, invece, guadagna molto di più: si va dal 50% in su, a seconda del servizio a cui ci si affida.

Inoltre, non è vero affatto che ai self publishers piace vincere facile: devono occuparsi personalmente di tutto quanto. Dopo la stesura, c’è la correzione delle bozze, l’editing, la realizzazione della copertina, e tutta la parte riguardante la promozione del libro. Anche se si decide di affidarsi ad altre persone, è comunque necessario trovare persone serie e fidate, e seguire tutto il lavoro dall’inizio alla fine. Ed è tutt’altro che facile: significa diventare a tutti gli effetti imprenditori di sè stessi.

Personalmente, quando ho iniziato a scrivere Il Mondo Caduto non sapevo se l’avrei pubblicato o meno; ma quando ho deciso di farlo, non ho nemmeno pensato di passare per la casa editrice.
Ci troviamo in un momento favorevole, in cui l’autore può arrivare direttamente al suo pubblico, senza intermediari: a mio avviso, questa è una cosa positiva.

Trovo bello il fatto che, al giorno d’oggi, tutti possano avere la possibilità di provarci: a fare la differenza, a questo punto saranno talento e duro, assiduo lavoro. Sono tantissimi i self publishers, ormai: la concorrenza è spietata. Tanto di cappello a chi è arrivato, o arriverà, in alto: bisogna davvero guadagnarselo.

 

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