«Cosa? E tu non hai fatto niente per fermarli?» 
Merevar guardava allibito la sorella mentre lo rimproverava: dopo che i templari avevano portato via la ragazza in catene, lui era tornato all’accampamento e aveva spiegato l’accaduto al resto del gruppo. Melinor non l’aveva presa bene, e Merevar si ritrovò costretto ad allargare le braccia con aria innocente. 
«Cos’avrei dovuto fare? Mettermi a fare la guerra ai templari?» esclamò basito. 
Melinor si voltò, dando a tutti le spalle e muovendo qualche frenetico passo mentre il resto del gruppo la fissava. 
«Leliana» esordì, «tu sei a Lothering da tempo. Conosci quella ragazza?» 
L’orlesiana assunse un’aria incerta; si voltò verso Merevar. «Hai detto che si chiama Berkanna Hawke, giusto?» chiese all’elfo, che asserì con un cenno del capo. «Conosco la sua famiglia, sì. Sono brave persone. Sua madre viene sempre in chiesa insieme al figlio, e spesso anche con la figlia minore… ma Berkanna non ha mai frequentato la chiesa. Credevo che il motivo fosse la sua personalità, come dire… esuberante. Ha sempre combinato delle ragazzate, ma mai nulla di grave; diciamo che spesso si occupava di mantenere le cose interessanti qui a Lothering, dando qualcosa di cui parlare agli altri cittadini. Ma ora che è stato scoperto che è una maga, capisco perché stava alla larga dalla chiesa…» 
Melinor rimase in silenzio per diversi istanti, continuando a dare le spalle al gruppo.  
«Dobbiamo portarla con noi e toglierla dalle grinfie dei templari.» 
Le sopracciglia di tutti si levarono verso l’alto. 
«Cosa? E perché?» si stupì Merevar. Melinor si voltò con un cipiglio corrucciato al punto da farlo quasi sobbalzare. 
«Come sarebbe perché? Lei ti ha aiutato, ed è stata catturata dai templari per questo!» 
«Mi ha aiutato solo per interesse personale» alzò gli occhi al cielo l’elfo. «Era lì per se stessa e per il denaro.» 
«Ma avrebbe potuto lasciarti lì, congelato dal suo incantesimo, e sbrigarsela da sola; invece ha scelto di dividere il compenso a metà» obiettò Melinor«È una persona onesta, e non merita di finire al Circolo dei Maghi.» 
«Non capisco perché t’importa tanto» s’inserì Morrigan. «Può anche essere una persona onesta, e allora? Non significa che dobbiamo salvare tutte le povere persone sfortunate che incontriamo.» 
Melinor la guardò malamente. «E se fosse capitato a te, Morrigan? Non vorresti che qualcuno ti risparmiasse il Circolo?» 
Morrigan incrociò le braccia sul petto e fece un sorrisetto di sfida. «Ma a me non è mai successo, e sono stata a Lothering diverse volte; sono persino stata accusata di stregoneria una volta, da uno di quei barbari Chasind del sud; eppure non sono riusciti a dimostrare nulla. Se questa Berkanna Hawke si è lasciata prendere significa che non è abbastanza astuta.» 
«Non dimenticare che è riuscita a nascondersi per tutta la sua vita, e non veniva a Lothering di rado per poi tornare a rifugiarsi nelle Selve come te» ribatté Melinor, aspra. «A prescindere dalle sue motivazioni, questa ragazza ha aiutato Merevar; e a suo dire è anche molto abile. Noi abbiamo bisogno di persone dalla nostra parte, e io non permetterò alla Chiesa di togliere la libertà a una persona innocente. Domani, quando chiederemo il rilascio del qunarichiederemo di lasciar venire con noi anche questa Berkanna 
Leliana la guardò con aria grave. «I tuoi intenti sono nobili, ma potrebbe non essere facile ottenere la liberazione della ragazza» disse con quanto più tatto possibile. «La Venerata Madre potrebbe chiudere un occhio per il prigioniero qunari, ma se si tratta di un’apostata…» 
«Sì, è vero» confermò Alistair. «Sono stato nell’ordine dei templari abbastanza a lungo da sapere che non rilascerebbero mai un’eretica così facilmente. Però, forse… potremmo avere un asso nella manica». Melinor lo guardò con rinnovato interesse, e la pressione esercitata dal suo magnetico sguardo smeraldino spinse il ragazzo a proseguire. «Potremmo esercitare il diritto di coscrizione.» 
«Di che si tratta?» chiese l’elfa senza capire. 
«I Custodi Grigi possono costringere chiunque a rilasciare una persona in loro custodia, anche contro la volontà dei suoi detentori. È stato così che Duncan mi ha reclutato: la Venerata Madre della chiesa presso cui servivo non voleva che un membro dell’ordine potesse sfuggirne e rivelare i segreti dei templari, ma non ha avuto scelta. Non poteva opporsi, coscrivere è un diritto dei Custodi riconosciuto dalla legge.» 
«Non dimenticate che ora voi Custodi siete stati marchiati come fuorilegge» fece notare Leliana. «Questo vostro diritto potrebbe benissimo essere considerato decaduto.» 
«Sì, ecco… volevo proprio arrivare a questo» spostò lo sguardo dall’orlesiana a Melinor. «Potremmo tentare, ma non so se avremo successo.» 
«M’inventerò io qualcosa» affermò Melinor, sostenendo lo sguardo dell’umano con risolutezza. «Troverò delle valide argomentazioni per convincere questa Venerata Madre a collaborare.» 
«Se ci riuscirai, avrai tutta la mia stima» cantilenò Morrigan con espressione beffarda; dava per scontato che non fosse possibile ragionare con la Chiesa, ma Melinor l’ignorò. Avrebbe salvato quella ragazza. 

La mattina seguente il gruppo si recò alla chiesa di Lothering. Entrando in quell’edificio i due elfi si sentirono un po’ a disagio: mentre percorrevano la navata centrale scrutavano attentamente ogni dipinto, ogni affresco, ogni statua. Ai loro occhi, abituati a venerare la natura come manifestazione dei loro Dei, sembrava tutto troppo esagerato e sfarzoso, sfacciatamente ricercato e prezioso. 
Mentre camminavano un templare si fece avanti: Merevar lo riconobbe dalla notte precedente.
 
«Eccovi; aspettavamo una vostra visita. La vostra ricompensa è già stata preparata» disse a Merevarpoi i suoi occhi indugiarono su una figura alle spalle dell’elfo. «Sorella Leliana, che sorpresa trovarvi in compagnia di questi viaggiatori; e non indossate le vostre vesti clericali» osservò stupito. «State forse partendo?» 
«Sì, ser Bryant» rispose la rossa. «Queste persone hanno un importante lavoro da svolgere, voglio dar loro una mano. Hanno fatto molto per Lotheringe sono certa che faranno molto per il Ferelden intero. Oh, a proposito» disse, allungando al templare due pergamene. «Non hanno cacciato solo il gruppo di banditi di stanotte, ma anche quello che estorceva denaro all’ingresso di Lothering 
Il templare sorrise nel prendere le pergamene precedentemente appese alla bacheca del cantore; fece un cenno, e poco dopo un altro templare portò due sacchi di monete. «Ecco a voi, con i nostri più sentiti ringraziamenti» disse il capo dei templari, porgendo il denaro a Merevar. 
«Abbiamo un ultimo favore da chiedervi prima di lasciare Lothering, ser Bryant» disse ancora Leliana. «Vorremmo un’udienza con la Venerata Madre.» 
Il templare restituì alla ragazza uno sguardo incerto. «Prima di acconsentire devo chiedervi di cosa si tratta; la Venerata Madre è molto occupata con i profughi e l’imminente evacuazione del villaggio.» 
«Ecco… si tratta di una faccenda molto delicata» si limitò a dire Leliana, sperando bastasse. «Dobbiamo parlarne con la Venerata Madre e nessun altro.» 
Lo sguardo di ser Bryant si fece sospettoso; le sue sopracciglia scure si aggrottarono. «Temo di dover insistere. Se non mi dite cosa volete, non posso scomodare la Venerata Madre.» 
L’orlesiana guardò Melinor con aria corrucciata: doveva rivelare al templare che loro erano Custodi Grigi, altrimenti non li avrebbe lasciati passare. Nessuno poteva chiedere di rilasciare ben due prigionieri senza una causa abbastanza forte: e solo la verità poteva fornire una giustificazione adeguata. Melinor comprese al volo e annuì in direzione di Leliana. Quella si avvicinò al templare, bisbigliandogli all’orecchio: lui si ritrasse di colpo, stupito, prendendo a squadrare il gruppo. 
«Ora capisco» disse, per poi farsi serio e abbassare la voce. «Va bene, vi lascerò parlare con la Venerata Madre.» 
«Sapere chi siamo non vi crea alcun problema?» domandò Melinor, sorpresa dalla celerità con cui il templare aveva acconsentito a lasciarli passare. 
«Le ciance messe in circolazione da Loghain non ingannano chi, come i templari, è immischiato nei giochi di potere» spiegò l’uomo, fattosi molto serio. «La storia di Loghain è inverosimile, anche la Venerata Madre è d’accordo su questo. Se davvero i Custodi Grigi avessero voluto tendere una trappola al re, non ci sarebbero caduti dentro a loro volta; e soprattutto non avrebbero mai tentato un colpo di Stato proprio durante un Flagello, con tutto il tempo libero che hanno avuto a disposizione in questi secoli. Inoltre il fatto che Loghain si sia autoproclamato reggente della regina Anora parla da sé…» 
«Che cosa ha fatto?» esclamò Alistair. 
«Non ne sapevamo nulla» lo seguì a ruota Leliana. 
«È una notizia fresca, un corvo l’ha portata stamani all’alba» disse, scuotendo la testa. «La regina Anora ha governato al fianco di suo marito Cailan in tutti questi anni, sa benissimo come far funzionare un regno a dovere; non ha bisogno di un reggente. Ma del resto come può opporsi, se il reggente in questione è suo padre?» 
Melinor e Merevar ascoltavano attentamente: a Ostagar avevano appreso che Loghain era il suocero di re Cailan, ma lo avevano dimenticato. Tutta quella faccenda diventava sempre più intricata. 
Dopo aver discusso di tali questioni, ser Bryant portò il gruppo al cospetto della Venerata Madre. Si appartarono negli appartamenti di quest’ultima, adiacenti alla sacrestia. L’anziana donna a capo della Chiesa di Lothering si rivelò ragionevole: era dello stesso parere di ser Bryant, e non credeva al tradimento dei Custodi Grigi. Non si oppose più di tanto al rilascio del prigioniero Qunari, acconsentendo in breve tempo convinta del fatto che il gruppo avrebbe saputo gestire un criminale pentito.  
Le cose cambiarono quando Melinor avanzò la sua seconda pretesa. 
«Mi dispiace, ma questo è fuori discussione» affermò con voce irremovibile la Venerata Madre. «Posso decidere per il qunari in libertà, ma rilasciare un’eretica destinata al Circolo dei Maghi non è possibile. Ci sono leggi precise in merito, senza contare che i maghi lasciati in libertà sono pericolosi.» 
Melinor non si lasciò scoraggiare dalla fermezza dimostrata dalla donna: si raddrizzò tutta, arrivando a sembrare alta quanto lei nonostante la sua minuta statura. 
«Venerata Madre, con tutto il rispetto… io sono una maga. Anche questa ragazza è una maga» disse indicando Morrigan, che sogghignava in disparte come a voler far indispettire l’anziana. «Nessuna di noi due è mai stata a rischio di possessione. Se anche ciò che dite fosse vero, fidatevi: sappiamo bene come destreggiarci in caso di possessione demoniaca. Senza contare che il nostro compagno Alistair era un templare prima di entrare a far parte dei Custodi Grigi. Stando con noi la ragazza non rappresenterà un problema.» 
«Sono davvero spiacente, Custodi, ma non cambierò idea. Berkanna Hawke andrà alla Torre del Circolo.»  
«Allora non mi lasciate scelta» sospirò Melinor«Invochiamo il diritto di coscrizione.» 
Gli occhi chiari della donna s’ingrandirono a dismisura. «Cosa? E quale valore può mai avere tale affermazione, detta da un manipolo di fuorilegge?» Il suo sguardo s’indurì. «Vi ricordo che sarebbe mio dovere farvi arrestare: se non vi ho ancora denunciati alle autorità è perché tutta questa faccenda di Loghain e del Flagello ancora non è chiara. Non avete alcun diritto di venire qui e costringermi a lasciare in libertà un’eretica!» 
«Non la lascereste in libertà, diventerebbe un Custode Grigio» puntualizzò l’elfa senza vacillare; tutti gli altri la guardavano quasi con ammirazione. Sapeva destreggiarsi davvero impeccabilmente con l’oratoria. Gli occhi azzurri di Leliana brillavano d’una strana luce mentre l’osservavano, mentre le labbra di Morrigan erano costantemente increspate in un sorrisetto di scherno al vedere la Venerata Madre messa con le spalle al muro. «Dite di credere alla nostra innocenza: dimostratelo. Noi Custodi siamo rimasti soltanto in tre, e a causa di Loghain dobbiamo combattere contro il Ferelden intero nella speranza di riuscire a riunire le genti per fronteggiare la prole oscura. Forse come dite voi non abbiamo alcun diritto d’invocare la coscrizione, ma ditemi: se a causa del poco supporto i Custodi dovessero fallire contro il Flagello, la vostra coscienza come ne uscirebbe?» 
«Non sarà certo Berkanna Hawke a fare la differenza» esclamò la donna, ancora decisa a non cambiare posizione. «Quella ragazza è sempre stata lontana dalla grazia del Creatore, mai una volta è venuta in chiesa. Era sempre al centro delle bravate commesse dai ragazzini, non mi affiderei certo a una come lei per salvare il Ferelden dal Flagello.» 
«Mio fratello dice che è un’abile combattente, e a noi serve tutto l’aiuto possibile» non demordette Melinor. «Quella ragazza è sempre stata una maga, e da ciò che dite non sembra che abbia mai fatto qualcosa di grave. Lasciarla sotto il controllo del Circolo o dei Custodi Grigi non farebbe per voi una gran differenza, ma potrebbe farne per il mondo intero.» 
Le due restarono a fronteggiarsi senza dire più una parola. Alla fine, l’anziana cedette. 
«E va bene, la ragazza verrà con voi. Ma sappiate che se qualcuno dovesse chiedermi spiegazioni, dirò che mi avete costretta» borbottò dirigendosi verso la porta della sacrestia. La aprì e bisbigliò qualcosa al templare di guardia fuori. 
Dopo diversi minuti, Ser Bryant arrivò con Berkanna Hawke in manette: la ragazza sembrava confusa. Quando vide Merevar davanti a sé, i suoi grandi occhi nocciola si sgranarono. «Tu?» 
L’elfo distolse lo sguardo senza dire nulla. 
«Sembra che oggi sia il tuo giorno fortunato, ragazza» disse con una punta d’acidità la Venerata Madre. «Questi Custodi Grigi vogliono reclutarti nel loro ordine.» 
Berkanna squadrò tutti i presenti uno per uno. «Io? Un Custode Grigio, io?» 
«Potresti mostrare un po’ più d’entusiasmo verso chi si è preso il disturbo di venire a reclamarti» commentò Morrigan. «Puoi sempre andare con i templari al Circolo, se l’idea non ti va.» 
«Oh, no grazie» si affrettò a rispondere la ragazza, muovendo qualche passo verso i due elfi e Alistair. 
«Naturalmente non sei costretta» le disse Melinor. «A noi servono reclute dopo la disfatta di Ostagar, ma devi sapere che per diventare un Custode Grigio si paga un prezzo molto alto… potresti anche morire.» 
«Beh, preferisco morire da libera piuttosto che vivere come una schiava della Chiesa» rispose l’altra senza esitare. «Senza offesa» ammiccò in direzione della Venerata Madre, che la guardò con disprezzo. 
«Bene, allora è deciso: benvenuta fra noi, Berkanna» disse Melinor. 
«Non chiamarmi Berkanna» sbottò l’umana, facendo sobbalzare tutti. Accortasi d’aver alzato un po’ troppo la voce, si grattò un orecchio. «Odio quel ridicolo nome. È stata una bella trovata di mio padre, che ha voluto ispirarsi al nome di un’antica runa appartenente a non so quale cultura perduta» spiegò, roteando gli occhi e gesticolando in maniera frenetica; tutti la guardavano alquanto straniti. «Chiamatemi solo Hawke, d’accordo?» 
«Va bene… allora… benvenuta, Hawke» rettificò Melinor. 

Dopo essersi lasciati la Chiesa alle spalle, i sei si fermarono a fare provviste. 
«Ehi» disse Hawke a Merevar, portandosi al suo fianco; «grazie per il salvataggio.» 
«Devi ringraziare mia sorella per questo, è stata lei a insistere» rispose lui con fare annoiato. La ragazza sorrise fra sé. 
«Siete gemelli» notò. «Anche i miei fratelli minori sono gemelli. Poi li vedrete.» 
Poco più tardi il gruppo accompagnò Hawke a casa per fare i bagagli, e i due gemelli dalish si trovarono a stringere le mani dei due gemelli Hawke: fu ben strano, dato che non avevano mai incontrato un’altra coppia di gemelli come loro. Bethany e Carver Hawke avevano la loro stessa età: anche Bethany era una maga come la sorella, e avevano entrambe ereditato la magia dal padre, deceduto tre anni prima. 
«Mi raccomando, non attardatevi» raccomandò Hawke alla madre Leandra nel salutarla. «Lasciate Lothering il prima possibile, la prole oscura arriverà presto.» 
«Non preoccuparti per noi» rispose la donna, tentando di celare la sua preoccupazione. «Abbi cura di te, Berkanna; noi staremo bene.» Si voltò a guardare Melinor, Alistair e Merevar. «Grazie per averla salvata dal Circolo dei Maghi. Suo padre ne faceva parte, nei Liberi Confini… sarebbe davvero felice di vederla partire con voi, anziché con i templari.» 
«Non potevamo lasciarla nelle loro mani» disse Melinor con fare cordiale. 

 Il gruppo partì, lasciandosi la famiglia Hawke alle spalle; Berkanna si voltò a guardare indietro un paio di volte, vedendo le figure della madre e dei suoi fratelli diventare sempre più piccole. 
Si fermarono alla gabbia del Qunari per rimetterlo in libertà; quello non fece una piega e prese a seguire la sua nuova compagnia. 
Abbandonarono Lothering e si rimisero sulla Gran Via Imperiale: Alistair faceva strada affiancato da Melinorseguiti a distanza da Morrigan e poi da Leliana che parlottava con Hawkea chiudere la fila c’erano Merevar e il qunariSten. Mentre procedevano, l’elfo tentava con fatica d’instaurare una conversazione col taciturno guerriero. 
«Però, andiamo migliorando» esclamò Alistair. «Siamo arrivati a Lothering in quattro e ce ne andiamo in sette. Anche se, a dire la verità… abbiamo acquistato degli elementi davvero… bizzarri.» 
Melinor rise appena. «Dovresti essere contento, ora ci sono due ragazze in più nel gruppo.» 
Lui la guardò con aria interrogativa. «E questo cosa dovrebbe significare?» 
«Sto solo considerando che sono entrambe molto belle» disse l’elfa con noncuranza. 
«Sì, beh… da questo punto di vista siamo al punto di partenza, per quanto mi riguarda. Leliana un po’ m’inquieta, e Hawke si comporta da maschiaccio» osservò lui con la bocca storta. «E poi sono rosse; non mi piacciono le rosse.» 
«Ah no?» si stupì Melinor, voltandosi a guardarlo. «Fra i dalish sono le più corteggiate.» 
«Ma dai, sul serio? E perché?»
«Si dice che una delle nostre divinità, Sylaise, avesse capelli rossi come il fuoco che ha donato a noi elvhen. Ed essendo lei la divinità del focolare e delle arti domestiche, è credenza diffusa fra i dalish che le ragazze dai capelli rossi siano state benedette dal di lei fuoco, e che saranno pertanto ottime mogli.» 
«Oh, è davvero interessante» disse Alistair. «Noi non abbiamo storie del genere, ma è credenza diffusa che i capelli biondi siano indice di purezza dell’animo. Per questo sono molto apprezzati, almeno qui in Ferelden.» 
«Allora io, tu e Merevar faremo grandi conquiste; siamo un gruppo fortunato» scherzò lei. 
«Già, magari potremmo provare a sedurre la prole oscura e convincere l’arcidemone a tornarsene sottoterra a dormire» rise di gusto Alistair. «Beh, scherzi a parte, credo che il colore dei capelli alla fine conti poco. Potrei essere rosso, biondo… ma se brutto sei, brutto rimani.» 
«Non mi sembra che questo problema ti riguardi» disse Melinor con leggerezza. Non si accorse di come Alistair si era voltato per guardarla. 
«Tu dici?» 
Fu a quel punto che se ne accorse; si voltò a guardarlo e lo vide con un sorrisetto insinuante. Si rese subito conto di cosa aveva lasciato intendere, e tornò a guardare la strada restando tutta d’un pezzo. 
«Sei oggettivamente di bell’aspetto, sicuramente te l’avranno già detto in passato.» 
«Non così spesso» ammise lui, allegro; quando lei si voltò a guardarlo di nuovo lo trovò con la medesima espressione tronfia di poco prima. 
«Per quanto ancora intendi restare lì a gongolare?» disse lei cercando di suonare scocciata; ma non vi riuscì molto bene, perché il sorriso di lui non fece che ingrandirsi. 
«Già, hai ragione; che maleducato. Una fanciulla mi fa un complimento e io nemmeno ricambio…» 
«Non devi ricambiare per farmi una cortesia» si scocciò ancor di più lei. 
«Ma non lo faccio solo per cortesia, credimi» continuò a ridacchiare lui. 
«Oh cielo, non ne posso più. Che scenetta disgustosa.» 
Morrigan li superò a grandi falcate, stizzita. Alistair la guardò torvo. «Qualche problema, megera?» 
«Sì, voi due siete il mio problema; uno si aspetterebbe più serietà da due Custodi Grigi» rispose la ragazza, dando loro le spalle. 
«Cosa vorresti dire? E soprattutto, chi ti ha invitata nella conversazione?» ribatté lui. 
«Non ho avuto scelta, credimi; avrei tanto voluto non sentire nulla, ma persino i vostri lascivi battiti di ciglia si sentivano a miglia di distanza» disse la strega delle Selve. «Non credo sia consigliabile per due Custodi Grigi… come posso dire… fraternizzare 
«Non c’è nulla di male nel fraternizzare, e in ogni caso non sono affari tuoi!» 
Melinor rallentò la sua andatura, lasciando che Alistair rincorresse Morrigan mentre bisticciavano. Senza nemmeno rendersene conto si trovò fianco a fianco con Hawke. Le due si guardarono negli occhi qualche secondo; poi l’umana sorrise.  
«Ehi! Melinorgiusto?» 
«Ehi» l’elfa imitò l’umana; «sì, è giusto.»  
«Quei due non vanno proprio d’accordo, eh?» indovinò Hawke, indicando Alistair e Morrigan poco più avanti. 
«Già» sospirò Melinor, continuando a camminare. Avevano molta, molta strada da fare. 

 

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