Camminavano da tutto il giorno quando, sul far della sera, arrestarono la loro avanzata.
«Ma che sta succedendo?» disse Merevar scrutando in lontananza: diverse figure sembravano intente a lottare. Due di esse erano molto piccole.
Alistair non esitò e sguainò la sua spada. «Prole oscura!»
Senza esitare i tre custodi, Morrigan e Sten si lanciarono all’attacco; Leliana e Hawke, che non avevano mai visto la prole oscura, li raggiunsero dopo essere riuscite a respingere lo sgomento iniziale.
Una decina di prole oscura stava attaccando due nani, che si nascondevano dietro a un uomo in armatura: il cavaliere si destreggiava bene, ma la netta maggioranza del nemico l’avrebbe sopraffatto presto.
L’arrivo della compagnia fu provvidenziale: mentre Sten faceva ruotare il suo enorme spadone a due mani facendo a pezzi i nemici, Alistair e Merevar si coprivano le spalle a vicenda manifestando un’insospettabile sintonia. Sembravano quasi danzare allo stesso tempo, coordinandosi fra loro e assentando i colpi con un tempismo micidiale: la loro era una danza armoniosa e fatale per il nemico.
Melinor e Morrigan, allo stesso modo, combinavano i loro incantesimi per sostenere i compagni in mischia, dimostrando una sinergia non da meno; Leliana diede prova della sua abilità con l’arco colpendo da distante, e anche Hawke fece la sua parte dimostrandosi una maga dalle abilità notevoli.
I nemici furono sconfitti in breve tempo; i nani, impauriti, ancora tremavano accanto al loro carretto ribaltato. Il cavaliere che li stava proteggendo si ripulì il viso dal lurido sangue delle creature.
«Grazie dell’aiuto, non ce l’avrei mai fatta da solo» disse ancora affannato.
Alistair stava per rispondere mentre il resto della compagnia raggiungeva il gruppetto circondato da cadaveri. Gli occhi del ragazzo si sgranarono nel riconoscere il cavaliere. «Ser Donall?»
Al sentirsi chiamare per nome, anche il cavaliere scrutò Alistair con attenzione. «Alistair? Siete davvero voi?» esclamò sorpreso per poi sorridere. «Per il Creatore, ragazzo… sei vivo! Io credevo che tutti i Custodi Grigi fossero morti a Ostagar… ho sentito le ultime notizie, e sapevo che eri stato arruolato nell’ultimo anno… è incredibile che tu sia riuscito a sopravvivere!»
Alistair fece una smorfia di disappunto. «Già, incredibile. E prima che me lo chiediate, lasciate che vi dica questo: ciò che Loghain va dicendo in giro sui Custodi è soltanto un mucchio di calunnie. È stato lui a tradire la corona, non noi.»
L’uomo lo guardò spaesato. «Tradire la corona? Loghain? Ma di che stai parlando? Io ero in missione, le uniche notizie che ho sentito venivano da gruppi di fuggiaschi e profughi… ma di questo non mi hanno parlato!»
«Bene, allora conoscerete subito la verità» disse senza mezzi termini Alistair, iniziando a raccontare tutta la storia.
Al termine del racconto ser Donall era allibito. «Non è possibile… Loghain è un eroe, non farebbe mai una cosa simile… al marito di sua figlia, poi!» esclamò basito. «Forse c’è stato un malinteso…»
«Nessun malinteso, messere» s’inserì Melinor. «Il fuoco di segnalazione era stato accesso, e io ho visto con i miei occhi Loghain che abbandonava l’esercito al suo destino ignorando spudoratamente il segnale.»
Il cavaliere guardò l’elfa con lieve esitazione. «Perdonatemi, non voglio mettere in dubbio la vostra buona fede… conosco Alistair da anni e so che non mentirebbe mai, ma… chiunque altro potrebbe dire che i vostri occhi hanno visto ciò che volevano vedere, essendo voi parte dell’ordine accusato di tradimento…»
«Mio fratello era parte dell’esercito di re Cailan, e ha confermato la versione dei Custodi.»
Tutti si voltarono verso Hawke con grande stupore.
«Tuo fratello era a Ostagar?» esclamò Merevar. «Perchè non ce l’hai detto?»
«Non me l’avete chiesto» fece spallucce la ragazza, come se nulla fosse. «Lui e un’altra donna di Lothering sono riusciti a fuggire appena in tempo. Anche lei sostiene la versione dei Custodi, e parliamo della moglie di un templare: una donna per bene, che non mentirebbe mai per rispetto del Creatore» disse agitando le mani nel palese tentativo di prendere in giro gli Andrastiani zelanti.
«Tutto questo è pazzesco» mormorò ser Donall scutendo il capo. «Se solo Arle Eamon sapesse tutto questo, sono certo che si opporrebbe a Loghain.»
«Sicuramente a quest’ora la notizia avrà già raggiunto Redcliffe; Eamon sarà stato informato» replicò Alistair; ma l’altro gli restituì uno sguardo mesto.
«C’è una cosa che non sapete, Alistair… Arle Eamon è gravemente malato da settimane. Un giorno si è sentito male e ha perso conoscenza; non è nemmeno riuscito a impartire alla sua guarnigione l’ordine di partire per Ostagar. Visto come sono andate le cose è stato un bene, o sarebbero tutti morti» sospirò.
«Arle Eamon è malato? Spero non sia troppo grave» disse Alistair con fin troppa preoccupazione.
«Temo invece che lo sia, ed è proprio per questo che mi trovo qui» ribatté il cavaliere. «Sua moglie ha provato di tutto per curarlo: medicina, magia… nulla sembra funzionare. Non si sa nemmeno di quale mattia si tratti. Per la disperazione l’arlessa ha spedito diversi cavalieri alla ricerca dell’Urna delle Sacre Ceneri.»
Leliana sussultò. «L’Urna delle Sacre Ceneri di Andraste?»
Il cavaliere annuì. «Si dice che le ceneri della profetessa Andraste avessero poteri miracolosi.»
Hawke proruppe in una risata. «Ma l’Urna delle Sacre Ceneri è solo una leggenda!»
«Ricorda che ogni leggenda cela un po’ di verità, Hawke» la redarguì Melinor. «Perfino i dalish conoscono Andraste: ha combattuto insieme agli elfi schiavizzati dall’impero Tevinter, ed è stato solo grazie a lei se agli elfi è stato concesso il territorio delle Valli per ricostruire il loro vecchio mondo, sul modello dell’antica civilità elfica di Arlathan.»
«Peccato che poi gli umani si siano rimangiati la parola e ci abbiano cacciati anche dalle Valli, vero?» la interruppe Merevar.
«Quello che cercavo di dire» continuò Melinor, fulminando suo fratello con gli occhi «è che Andraste era una donna giusta. Era una figura molto importante, e non sarebbe strano se le sue ceneri avessero qualche potere.»
«Allora farei meglio ad affrettarmi» disse ser Donall. «Mi stavo dirigendo a Lothering nella speranza di poter consultare i libri della Venerata Madre, magari troverò qualche indizio.»
«Allora non vi tratteniamo oltre» disse Alistair, porgendo la mano all’uomo. «Abbiate cura di voi. E non attardatevi troppo a Lothering, la prole oscura potrebbe piombare sul villaggio da un momento all’altro.»
«Lo terrò a mente, Alistair; grazie. Buona fortuna a tutti voi.»
Il cavaliere si congedò e andò per la sua strada. Quando fu sufficientemente lontano, Leliana incrociò le braccia sul petto.
«Sono l’unica qui a pensare che la malattia dell’Arle abbia avuto un tempismo davvero provvidenziale?»
Alistair non rispose; si limitò a stringere i pugni e a tirare la mascella, ma era chiaramente d’accordo. Hawke si grattò un orecchio, con l’aria di chi era d’accordo ma non voleva esprimersi a riguardo.
«Cosa intendi dire, Leliana?» chiese Melinor, perplessa.
«Oh, perdonami; dimentico che voi dalish non conoscete il mondo dei nobili e della politica» si scusò l’orlesiana. «Vedi, Arle Eamon non è solo un nobile molto potente: era anche lo zio di re Cailan da parte di madre. Se proprio la regina Anora dovesse aver bisogno di un reggente, dovrebbe essere lui di diritto: dato che la coppia regnante non ha mai avuto figli, lui sarebbe l’erede più prossimo in linea di sangue. Loghain, se vogliamo dirla tutta… non ha sangue nobile. Il suo rango è un’onorificenza concessagli per merito del suo ruolo di stratega nella liberazione del Ferelden dall’Orlais. Ma la sua in origine era una famiglia di contadini: non avrebbe alcun diritto di proclamarsi reggente. E, guarda un po’… l’unica persona che avrebbe potuto ostacolarlo si è misteriosamente ammalata proprio poche settimane prima della battaglia di Ostagar.»
Melinor e Merevar erano un po’ confusi da tutte quelle strane nozioni su stirpi nobiliari, linee di sangue e diritti di successione; ma ciò che Leliana sosteneva aveva senso, e anche Alistair e Hawke, abituati alla società umana, sembravano pensarla allo stesso modo. Poteva davvero esserci Loghain dietro a quella storia.
Alistair si voltò di scatto, furente; si portò a un lato della Gran Via Imperiale e diede un pugno a una delle colonne che l’affiancavano.
«Maledetto Loghain!» gridò. «Sta mettendo fuori uso tutti quelli che possono mettergli i bastoni fra le ruote! Duncan, Cailan… e ora perfino Eamon!» rincarò la dose con un altro pugno.
«Ehi, calmati» disse allora Hawke, guardandolo con un misto di timore e preoccupazione. «Smantellare la Gran Via Imperiale a suon di pugni non sistemerà certo le cose.»
«Arle Eamon è un brav’uomo!» si voltò lui, come se non avesse udito le parole della ragazza. «Non merita questo!»
«Beh, Arle Eamon è amato da tutti, questo è vero… ma non credi di esagerare un po’? Sì, quel che gli è successo è ingiusto… ma sembra quasi che tu la stia prendendo sul personale» replicò Hawke.
Alistair la guardò per un attimo con smarrimento; poi si ricompose. «Beh, ecco… in effetti è una cosa personale. Io conosco personalmente Arle Eamon.»
Hawke sgranò gli occhioni nocciola. «Tu conosci Arle Eamon? Com’è possibile?»
«Sono cresciuto al castello di Redcliffe» rivelò allora Alistair con riluttanza; l’espressione basita di Hawke, a cui era caduta la mandibola, non migliorò le cose. «Mia madre lavorava per lui al castello, ed è morta dandomi alla luce. Non si sapeva chi fosse mio padre, così… mi ha lasciato crescere lì.»
La mandibola di Hawke non accennava a rialzarsi; fu Leliana a proseguire la conversazione.
«Un nobile del rango dell’Arle di Redcliffe che mostra pietà per un orfanello… non è una storia che si sente tutti i giorni» insinuò, fissando il suo sguardo in quello del giovane. «Sei sicuro che non fosse proprio lui tuo padre?»
«Ecco, è proprio questo genere d’insinuazioni che mi hanno procurato una promozione ad aspirante templare» fece del sarcasmo il biondino. «Se fossi davvero suo figlio, credi che avrebbe assecondato la moglie quando gli ha chiesto di mandarmi via a soli dieci anni perché non sopportava più certi pettegolezzi?»
Melinor lo guardò con un misto di sorpresa e compassione: non riusciva a pensare a nulla di peggio per un bambino. Costretto a lasciare la propria casa per colpa di una moglie capricciosa e dei pettegolezzi che lo seguivano ovunque come un’ombra.
Leliana sembrò accontentarsi della risposta di Alistair e non insistette oltre; cambiò argomento. «Pover’uomo. Rischia di morire per la folle ambizione di Loghain. È davvero un peccato, Arle Eamon poteva essere un alleato prezioso… e ha ancora tutti i suoi uomini… che spreco» concluse scuotendo il capo. Melinor l’ascoltò attentamente e rimase a pensare alcuni istanti.
«Alistair» si voltò verso il ragazzo d’un tratto; «se Arle Eamon guarisse, credi davvero che ci aiuterebbe? Sosterrebbe la nostra causa?»
Il ragazzo la guardò affranto, con occhi stanchi. «Sì, sicuramente. Oltre al fatto che è un uomo intelligente e in grado di intuire le ambizioni di Loghain meglio di chiunque altro qui, mi conosce: sa che non mentirei mai. Inoltre teneva molto a Cailan, farebbe di tutto per rendergli onore e giustizia» terminò la frase fra i sospiri. «Ma che differenza fa sapere questo? Tanto non può aiutarci.»
«Potremmo aiutarlo noi a guarire.»
Tutti guardarono Melinor con stupore, ed ella proseguì. «Quel cavaliere sostiene che hanno provato di tutto, ma dubito che abbiano provato a usare su di lui la magia dalish o quella di Morrigan.»
La strega delle Selve alzò le braccia al cielo. «Ed eccola che di nuovo vuole salvare ogni povero sfortunato che incontra!» sbuffò. «Non abbiamo già abbastanza problemi da risolvere? L’arcidemone non ti basta?»
«Non lo faccio per fare opera di carità, Morrigan. Non hai pensato a cosa succederebbe se riuscissimo a curarlo? Io non ci capisco granché di nobili umani, ma sembra che quest’uomo abbia molte risorse… averlo dalla nostra parte ci gioverebbe, e non poco. Il fatto che guarirlo sia anche la cosa giusta da fare non è altro che un punto a nostro favore.»
Morrigan guardò Melinor di sottecchi, facendosi seria. Si portò una mano al mento. «Non hai tutti i torti; sì, questo posso capirlo.»
Tirando un sospiro di sollievo mentalmente, Melinor guardò tutti gli altri. «Siete tutti d’accordo?»
Tutti annuirono; Sten, che era rimasto ad ascoltare in silenzio per tutto il tempo, restò nel suo consueto mutismo. Gli ultimi occhi che Melinor incontrò furono quelli di Alistair: il ragazzo annuì, e sorrise appena. L’elfa capì che le era riconoscente: non sapeva cosa fosse accaduto fra loro, ma era chiaro che il ragazzo teneva a quell’Arle.
«Bene; allora passeremo da Redcliffe, vedremo cosa fare per l’Arle, e poi da lì andremo alla Torre del Circolo. Non dovremmo perdere molto tempo, Redcliffe non è proprio di strada ma non è una gran deviazione.»
«Ehm… chiedo scusa…»
Tutti si voltarono verso la voce che aveva parlato. I due nani, che dopo essere stati salvati erano rimasti rispettosamente in disparte per lasciar discorrere la compagnia, si erano avvicinati. Melinor si meravigliò di sé stessa: non aveva nemmeno pensato di chieder loro se stavano bene.
«Vi prego di perdonarci, eravamo così intenti a discutere che non vi abbiamo prestato attenzione» disse loro, mortificata. «State bene?»
«Sì, stiamo bene» disse quello che sembrava il nano più anziano, cingendo le spalle di quello che poteva essere suo figlio. «Ed è solo grazie voi, quindi volevamo ringraziarvi. Io sono Bodahn, e questo è mio figlio Sandal. È un onore conoscervi.»
Melinor sorrise, sventolando una mano per minimizzare. «Siamo felici di avervi aiutato. Io sono Melinor. Possiamo fare altro per voi?»
«Avete già fatto fin troppo, milady» disse il nano, inchinandosi. «Essere salvati da un gruppo di Custodi Grigi non succede tutti i giorni. Abbiamo sistemato il nostro carretto mentre parlavate, e siamo già pronti a ripartire.»
«Vi auguro buon viaggio allora, e fate attenzione» raccomandò l’elfa.
«Grazie, e buona fortuna a voi, Custodi!» disse Bodahn, salutando con la mano. I due nani presero il loro carretto e si avviarono. Anche per il gruppo era ora di ripartire.
S’incamminarono verso ovest; dovevano raggiungere la sponda meridionale del lago Calenhad, le cui rive bagnavano Redcliffe.

 

La sera era calata: si erano accampati al riparo di una macchia di vegetazione lontana dalla strada, lontani da possibili occhi indiscreti. Le spie di Loghain potevano essere ovunque. Tutti erano raccolti attorno al fuoco da campo in attesa della cena: Morrigan rimestava la zuppa in un pentolone, mentre Hawke aspettava impaziente accucciata lì accanto. Melinor si avvicinò alle due.
«Se mi chiedi anche tu tra quanto sarà pronto, non risponderò più delle mie azioni» brontolò Morrigan.
«Non ti chiederò nulla, allora» alzò le mani Melinor, ridacchiando. Guardò nel pentolone. «Vedo che non manca molto, comunque. Ma…» disse, guardandosi attorno «non vedo Alistair. Dov’è?»
«Ha detto che nell’attesa avrebbe pattugliato qui attorno» rispose Morrigan con noncuranza; Hawke alzò lo sguardo su di lei, un po’ perplessa, ma non disse nulla. «Dovresti andare a chiamarlo, o non troverà più nulla da mangiare al suo ritorno.»
«Va bene, ci penso io» acconsentì l’elfa, e si allontanò sparendo nella boscaglia.
Hawke alzò nuovamente lo sguardo su Morrigan. «Ma non aveva detto che andava a farsi un bagno?» chiese, riferendosi ad Alistair.
Morrigan non rispose; ghignò perfidamente, e Hawke non poté esimersi dallo sghignazzare. «Sei davvero crudele!»

 

Melinor si aggirava nel piccolo boschetto in silenzio: ogni dalish sapeva che non era saggio mettersi a chiamare nomi a gran voce nella boscaglia.
Udì un suono di acqua rimestata in lontananza: un piccolo stagno si nascondeva fra la vegetazione più avanti. Si diresse verso di esso, ma appena lo vide i suoi occhi si sgranarono e le sue labbra si dischiusero: si sentì avvampare e subito si nascose dietro al tronco di un grosso albero. Mentre la corteccia le pungeva la schiena sottile, non riusciva a togliersi dalla mente l’immagine che aveva appena visto: Alistair di spalle, completamente svestito, che si lavava nello stagno.
Una consapevolezza la colpì all’improvviso. Fen’Harel ma halamMorriganmaledì la strega in elfico. Adesso cosa faccio? Se me ne vado potrebbe vedermi, potrebbe pensare che lo stavo spiando… aspetto che finisca decise. Attese alcuni istanti e poi, con un solo occhio aperto, provò a sporgere la testa oltre l’albero. Quasi sussultò nel trovare il ragazzo ancora in piedi nello stagno. Per fortuna è ancora di spalle si consolò. Mentre pensava quelle parole aprì anche l’altro occhio: aveva osservato molte volte la schiena di Alistair, ma si era sempre concentrata soltanto sulle ferite da pulire. Non aveva mai notato come la sua fisionomia fosse diversa da quella degli elfi: per quanto atletici gli elfi potessero essere, non potevano avere una schiena così grande e muscolosa, due spalle così larghe… ma che sto facendo? scosse il capo per allontanare quegli apprezzamenti che si era involontariamente ritrovata a fare. Proprio in quell’istante, Alistair voltò appena la testa; subito l’elfa tornò a nascondersi.
Rimase così diversi istanti, sentendo il frusciare dell’acqua; e all’improvviso, silenzio. Passarono un paio di minuti, che lei passò con le orecchie tese; e tutto d’un tratto alla sua destra apparve Alistair munito solamente di spada e calzoni.
Melinor gridò per lo spavento, e d’impulso scagliò l’incanto d’esplosione mentale, generando un’onda d’urto che fece volare Alistair due metri più in là.
«Melinor!» esclamò lui, rialzandosi in piedi. «Cosa ci fai qui? Pensavo fossi un genlock!»
«Scusami, io… ero venuta a chiamarti per la cena, ma poi ti ho visto lì e…» rispose in preda alla frenesia.
«Mi hai visto… lì?» chiese lui con evidente imbarazzo.
«Non ho visto niente di compromettente» si affrettò a rispondere l’elfa. «Eri di spalle, così…»
«Ah… bene» tirò un sospiro di sollievo il ragazzo, rincuorato. Sapendo che l’elfa non aveva visto nulla di che, non poté evitare di sorridere divertito. Per tutta risposta l’elfa avvampò nuovamente; ringraziò l’oscurità circostante che impediva ad Alistair di notare il rossore sul suo viso.
«Ora rivestiti e vieni a cenare. Sbrigati, o Hawke si mangerà anche la tua parte.»
Si voltò e si diresse a grandi falcate verso l’accampamento.

 

Quando la vide avvicinarsi furente, Morrigan ridacchiò e riempì una ciotola di brodo fumante. Appena si trovò l’elfa davanti, gliela porse con fare amichevole. «Zuppa?»
«Non è stato divertente, Morrigan!» esclamò l’altra, il gruppo attorno a loro che iniziava a guardarle con aria stranita; solo Hawke sghignazzava.
«Oh, io lo trovo molto divertente invece» rispose la strega con voce cantilenante.
Accortasi degli sguardi curiosi degli altri, Melinor abbassò la voce. «Si può sapere perché hai voluto farmi uno scherzo di così pessimo gusto?»
«Eravate così carini stamattina, voi due… cinguettavate come due rondini nella stagione degli amori, dunque ho pensato di darvi una mano ad accelerare il corso degli eventi» rispose con fare innocente. Allungò nuovamente la ciotola verso l’elfa. «Vuoi tu questa ciotola o vuoi portarla ad Alistair?»
Seguendo lo sguardo dorato della ragazza Melinor vide Alistair emergere dalla vegetazione. Allora prese la ciotola per sé e guardò malamente Morrigan un’ultima volta. «Non c’è un bel niente da accelerare!» sibilò, andandosi a sedere il più lontana da Morrigan possibile.
«Ah, come vorrei che fosse davvero così» sospirò la strega delle Selve, riempiendo un’altra ciotola di liquido fumante.

 

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