«Un tunnel che passa sotto al lago… chi l’avrebbe mai detto?» commentò Morrigan una volta entrati in quelle che sembravano le segrete del castello di Redcliffe. L’antico costrutto era stato eretto su un isolotto poco distante dalle rive del lago Calenhad, ed era collegato alla terra ferma tramite un ponte sopraelevato. Si pensava che quello fosse l’unico accesso, ma il gruppo scoprì che non era così. «Mi ricordo di questo posto» mormorò Alistair. «Una volta, da bambino, sono rimasto chiuso in una delle celle della prigione oltre quella porta. Ci è voluto un giorno intero prima che qualcuno mi ritrovasse.» «Non mi sembra proprio il momento di chiacchierare» borbottò Merevar in un sussurro; si era avvicinato alla porta e vi aveva appoggiato un orecchio per ascoltare dall’altro lato. «Abbiamo compagnia.» Il gruppo si scambiò una fugace occhiata d’intesa; Merevar aprì di scatto la porta e un corridoio buio, illuminato solo da un paio di fiaccole appese alle pareti, si parò loro davanti. Un gruppetto di non morti si stava accanendo contro una delle celle, ma nel vedere il gruppo fiondarsi contro di loro smisero di dedicarsi a ciò che stavano facendo. Lo scontro non durò che pochi attimi: pezzi di cadaveri cosparsero in breve tempo il pavimento di pietra grezza. «Siete… siete persone vive…?» Una voce tremante parlò da dentro la cella presa di mira poco prima: Merevar, con la presa ben salda sulle sue spade corte, fece capolino. «Chi sei?» chiese con fare sospettoso: davanti a lui stava un ragazzo dall’aria intimorita, rannicchiato in fondo alla cella. «Mi… mi chiamo Jowan. Voi non lavorate al castello… venite da fuori?» balbettò incredulo. Gli altri si avvicinarono a Merevar e presero a scrutare il prigioniero: Alistair storse la bocca. «Vesti del Circolo dei Maghi» disse con aria diffidente. «Sei tu il mago che ha avvelenato Arle Eamon, vero? Ecco perché sei qui.» «Voi… sapete?» disse l’altro, alzandosi in piedi e avvicinandosi alle sbarre. «Ce l’ha detto l’Arlessa» continuò Alistair, incrociando le braccia sul petto. «Lavori per Loghain, vero?» Il mago annuì con aria mesta. «Come sei finito a lavorare per lui?» continuò a indagare l’ex templare. «Il Circolo non cede maghi facilmente, nemmeno a nobili con il rango di Teyrn. I tuoi superiori sapevano cosa stava tramando quel traditore? O vuoi forse dirmi» disse, colto d’improvviso da una possibilità sconvolgente «che il Circolo sta collaborando con lui?» «A dire la verità il Circolo non c’entra niente» ammise il mago con aria più che colpevole. «Io sono fuggito dal Circolo. I templari mi hanno seguito, catturato e condannato a morte; poi mi hanno portato a Denerim. È stato lì che il Teyrn è venuto a parlarmi e a offrirmi questo lavoro. Ha detto che Arle Eamon era un pericolo per la corona, e che andava eliminato…» Alistair prese a scuotere la testa disgustato. Ma trovò il modo di continuare a interrogare il mago comunque. «Aspetta… sei stato condannato a morte dai templari? Solo per essere fuggito? Non è possibile… non è la prassi comune» considerò, i suoi occhi che si colmavano di sospetto. «Cos’hai fatto per meritare una simile pena?» Il mago abbassò lo sguardo a terra, facendosi piccolo piccolo. «Ho usato la magia proibita.» Alistair mise subito mano alla spada. «Sei un mago del sangue?» sbottò. «Ehi, vacci piano» si mise in mezzo Merevar, facendo cenno al ragazzo di mettere giù la spada. «Non vedi com’è ridotto? È già tanto se riesce a stare in piedi, dubito che possa permettersi di tagliarsi e sprecare il poco sangue che gli rimane.» Leliana guardava il prigioniero con grande sofferenza, indugiando con lo sguardo sulle ferite e sulle contusioni che deturpavano il suo viso; era stato torturato, e la cosa sembrava impressionarla in particolar modo. «Non vado fiero di ciò che ho fatto» riprese la parola il prigioniero. «Non avrei dovuto usare la magia proibita, e non avrei dovuto avvelenare l’Arle… ma è stato Teyrn Loghain a chiedermelo, pensavo che trattandosi di lui doveva essere tutto vero! Ora vorrei solo poter cambiare tutto… non ne ho fatta una giusta!» «Hai detto di chiamarti Jowan, giusto?» si fece avanti Melinor, portandosi di fronte alle sbarre di ferro. Guardò l’umano dritto in viso. «Dimmi, che altro ti ha detto Loghain?» «Nient’altro» replicò il mago scuotendo il capo. «Mi ha solamente detto di venire qui a Redcliffe poichè l’Arlessa cercava un tutore per suo figlio Connor. Il bambino aveva mostrato i primi segni di magia, e l’Arlessa voleva qualcuno che gli insegnasse come gestire i propri poteri in modo da tenerli nascosti. Non voleva che venisse spedito al Circolo. L’ha tenuto nascosto a tutti, perfino a suo marito… aveva troppa paura che l’Arle avrebbe fatto la cosa giusta, chiamando i templari perché scortassero il bambino alla torre del Circolo. Una volta qui avrei dovuto trovare il modo di avvelenare l’Arle; questo è tutto ciò che mi è stato ordinato di fare.» «Connor è un mago?» esclamò Alistair, basito. Jowan annuì in risposta. Leliana guardò il Custode. «Ed è davvero questo a sorprenderti di più, Alistair?» gli chiese. Lui la guardò stranito per un attimo, ancora distratto dalla novità appena appresa su Connor. «Già… mi sorprende di più il fatto che Loghain ne fosse a conoscenza, dato che l’Arlessa lo ha tenuto nascosto persino al marito» Merevar indovinò i pensieri di Leliana, la quale lo guardò con intensità; annuì con un singolo movimento del capo. «Aveva sicuramente piazzato delle spie qui a Redcliffe. Questa è un’ulteriore conferma del fatto che aveva pianificato tutto da parecchio tempo» affermò l’orlesiana in poco più d’un bisbiglio. Alistair serrò i denti per trattenere il fiume d’insulti che spingeva per prorompere fuori dalla sua bocca; Merevar si voltò nuovamente verso il prigioniero. «Allora, sei stato tu a scatenare tutto questo disastro dei non morti?» «No, io non c’entro niente, ve lo giuro!» esclamò lamentosamente il mago aggrappandosi alle sbarre. «L’Arlessa deve avervi detto che sono stato io, ma si sbaglia! Mi ha torturato per farmi confessare, ma io non avevo alcuna confessione da fare! Dovete credermi! Ho già commesso abbastanza errori, non farei mai nulla del genere!» «Allora chi è stato?» lo interrogò Merevar assottigliando gli occhi. «Io… temo che possa essere stato proprio Connor» disse Jowan con aria preoccupata. «Ma è assurdo, è soltanto un bambino!» esclamò Alistair. «Non può essere in grado di evocare un’entità potente come quella che c’è dietro a tutto questo!» «Disse l’ex templare» sospirò Morrigan, scuotendo la testa e pressando le mani contro i fianchi. «La tua Chiesa non ti ha insegnato che i giovani maghi alle prime armi sono i più vulnerabili contro i demoni?» ridacchiò poi, guardando il ragazzo con scherno. «Meno male che sei partito con i Custodi Grigi, perché saresti stato un pessimo templare.» Prima che il ragazzo potesse replicare, Melinor prese in mano la situazione. «Se il bambino è posseduto allora non c’è tempo da perdere. Dobbiamo intervenire subito.» Guardando il fratello, fece un cenno con la testa in direzione di Jowan; Merevar si mosse subito verso la cella, accucciandovisi davanti. Tirò fuori dallo stivale un piccolo grimaldello e prese ad armeggiare con la serratura. «Aspettate un momento» si fece avanti Alistair. «Non vorrete liberarlo!» «Verrà con noi e ci darà una mano. Conosce il castello e la situazione corrente, ci sarà d’aiuto» decretò Melinor con un tono che non lasciava spazio a obiezioni. «Non puoi dire sul serio, Melinor… è un mago del sangue, è pericoloso!» esclamò Alistair, paonazzo. Melinor si voltò per guardarlo dritto negli occhi come se nulla fosse. «Io e Morrigan conosciamo la magia del sangue, e sappiamo difenderci da essa. Non farà in tempo a fare nulla senza che ce ne accorgiamo. E poi tu sei stato addestrato come templare, no? Immagino che sappiate come neutralizzare la magia del sangue.» «Sì, ma…» «Allora siamo a posto, non credi?» lo interruppe Melinor bruscamente. «Se dovesse tentare qualcosa, sei libero di disporre di lui come più ti aggrada.» Nel dire quelle ultime parole l’elfa lanciò un’occhiata significativa al mago, che per contro rabbrividì. «Non sono d’accordo, Melinor» scosse ancora il capo Alistair. «Non ci si può fidare dei maghi del sangue, sono dei manipolatori! Ora ti sembra pentito e ragionevole, ma appena avrà l’occasione…» «No, non andrà così» esclamò Jowan, gli occhi che brillavano d’una luce nuova. «Voglio davvero rimediare a tutti i miei sbagli, dico davvero! Voglio aiutare!» Alistair lo guardò gelidamente; al che una risatina lo fece girare. «Andiamo, ragazzino. Non avrai davvero paura di questo povero maghetto» parlò Morrigan. «Lo hai visto bene? Questo Jowan è innocuo. Un vero mago del sangue non si lascerebbe mai catturare così facilmente, né tantomeno torturare. » «Già, perché tu sei un’esperta in merito, vero?» rimbrottò il ragazzo. «Vuole redimersi, Alistair» s’inserì Leliana a quel punto. «Ha sbagliato in passato, ma ora ha capito e vuole rimediare. Tutti meritano una seconda possibilità, non credi?» «Mi chiedo di chi tu stia parlando veramente» le lanciò una frecciatina Morrigan. Proprio in quel momento la serratura della cella scattò; Merevar si rialzò in piedi e si fece da parte mentre Jowan usciva timidamente sotto lo sguardo di tutti. «Follia» parlò allora Sten. «Lui è un bas saarebas, una creatura pericolosa e fuori controllo. Dovremo ucciderlo subito.» «Non so come funzioni per voi qunari, ma qui nel Ferelden non uccidiamo i maghi senza un buon motivo» lo guardò storto Hawke. «Se Jowan ci darà una ragione per farlo, allora potrai aiutare Alistair ad ucciderlo. Ma solo in quel caso» disse Melinor a Sten. Egli grugnì qualcosa in qunlat, la lingua dei qunari, e subito il gruppo iniziò ad avventurarsi nel castello.
Attraversarono la tenuta senza troppe difficoltà, guidati da Jowan e Alistair che si trovarono costretti a collaborare: incontrarono alcuni gruppi di non morti, i pochi rimasti dopo la battaglia della notte precedente, e barricati in alcune stanze trovarono alcuni inservienti del castello ancora vivi. Tra questi c’era Valena, la figlia del fabbro, che seguendo le indicazioni dei Custodi fece uscire tutti dal castello servendosi del passaggio segreto. Quando raggiunsero la sala dei ricevimenti restarono a bocca aperta: Bann Teagan saltellava alla stregua di un giullare sotto lo sguardo atterrito di Isolde; un bambino biondo e mingherlino batteva le mani divertito. Non appena si avvide della presenza degli intrusi, la sua espressione si fece ostile. «E così siete voi che avete distrutto la mia armata» li accusò. «E non contenti, ora vi siete infiltrati in casa mia. Ne pagherete le conseguenze!» «Connor, ti prego» quasi gridò Isolde, buttandosi in ginocchio davanti a lui. «Non fare più del male a nessuno, ti prego!» Melinor assisteva alla scena con grande attenzione: vide l’espressione del bambino mutare repentinamente. Si guardò attorno come se non capisse dove si trovava e perché. «Madre?» mormorò vedendo la donna ai suoi piedi. «Cos’è successo?» «Oh, Connor! Sei davvero tu!» sorrise fra le lacrime Isolde, protendendosi verso il figlio per abbracciarlo. Ma subito qualcosa tornò ad impossessarsi di lui, stravolgendone e deturpandone i lineamenti. Una forza invisibile scagliò la donna a metri di distanza, facendola atterrare proprio davanti ai Custodi. «Stai lontana da me, donna!» sbottò quello che poco prima era Connor, la voce all’improvviso troppo profonda e innaturale per essere quella d’un comune bambino. Melinor nel frattempo si era chinata sull’Arlessa, ora tremante e terrorizzata, e la stava aiutando a rialzarsi. Guardò il bambino con fermezza. «Hai stretto un patto con il bambino, demone?» lo interpellò andando dritta alla fonte. In risposta, Connor ghignò perfidamente; senza una parola, lanciò un comando ai soldati ancora vivi presenti nella stanza. Questi attaccarono il gruppo di intrusi, e insieme a loro c’era anche Bann Teagan. Il gruppo dovette difendersi, anche se i visi spaventati dei soldati indicavano chiaramente che stavano combattendo contro la loro volontà. «Non dobbiamo ucciderli, sono controllati dal demone! Non è colpa loro!» gridò Hawke ai suoi compagni. «Cerchiamo di tramortirli e fargli perdere conoscenza!» acconsentì Melinor. Lo scontro si risolse in breve tempo. Guardandosi attorno, finalmente riappropriatisi della loro volontà, i superstiti videro che Connor era sparito. Isolde corse a soccorrere Teagan, che era stato abbattuto da un colpo d’elsa di Sten. «Isolde» la riconobbe l’uomo. «Ma che… che cosa è successo?» «È tutta colpa mia, Teagan» singhiozzò Isolde. Raccontò ogni cosa al cognato e al gruppo dei Custodi: disse loro di come aveva scoperto che Connor era un mago, e svelò che la magia si era già manifestata in passato nella famiglia di suo padre. Disse loro di come l’aveva tenuto nascosto a tutti, e di come Jowan si era presentato al castello proprio al momento giusto: avevano tenuto nascosto a Eamon il fatto che era un mago, spacciando Jowan per un comune tutore. «Ma poi ci ha traditi, avvelenando mio marito» ringhiò l’Arlessa guardando Jowan con furia. Poi spostò lo sguardo su Alistair. «Come avete potuto liberarlo, dopo quello che ha fatto?» «Voleva rimediare ai suoi errori» rispose alle accuse Melinor. «Anche lui è stato ingannato da Loghain, come tutti noi.» Isolde, che non sapeva ancora nulla del complotto di Loghain, la guardò con perplessità. «Ve lo spiegheremo più tardi, Isolde. Ora dobbiamo occuparci di Connor… è chiaramente posseduto» disse Bann Teagan con espressione mortificata. C’era un solo modo per liberarsi di un demone: uccidere il veicolo che lo trasportava. «Ma è solo un bambino, non possiamo ucciderlo! Lui non ha colpa!» pianse la donna, disperata. «Ormai è diventato un abominio, lady Isolde» mormorò Alistair con quanta più delicatezza possibile. «Purtroppo non c’è altro modo…» «Un modo c’è.» Tutti si voltarono verso Melinor. «Noi dalish tentiamo sempre questa via prima di ricorrere al… metodo estremo. Connor è ancora sé stesso a tratti, l’abbiamo visto prima: significa che il demone non l’ha ancora posseduto completamente. In questi casi è possibile, tramite un rituale, mandare lo spirito di un mago nell’Oblio perché affronti il demone lì. Se il mago riesce a sconfiggerlo, la persona posseduta verrà liberata.» «Volete dire che il demone non si trova nel corpo di Connor?» chiese Isolde, speranzosa. «No, lady Isolde. È nella dimensione dell’Oblio che i demoni s’impossessano delle anime dei mortali. I demoni non possono entrare nel nostro mondo, ma vogliono disperatamente farlo: e l’unico modo per riuscirci è farlo attraverso i corpi di noi mortali. Per questo ci ingannano, stringendo patti con noi in modo da prendere i nostri corpi e poter camminare liberamente nel nostro mondo.» «Oh, cielo… è spaventoso» mormorò la donna. «Per fare questo rituale serve però una grande fonte di potere» continuò l’elfa. «Ci servirà un bel po’ di lyrium per avere il potere necessario a mandare un mago nell’Oblio.» «Questo potrebbe essere un problema» commentò Teagan, preoccupato. «Con il villaggio in questo stato, le nostre riserve sono pressoché esaurite.» «Beh… ci sarebbe un altro modo…» Tutti si voltarono verso Jowan: Morrigan alzò un sopracciglio con aria interessata. Melinor invece si fece seria e incrociò le braccia. «So a cosa alludi; e la risposta è no. Pensavo volessi redimerti…» Jowan abbassò lo sguardo con aria colpevole, ma Isolde non si perse d’animo. «Se c’è un altro modo voglio saperlo; voglio salvare mio figlio a tutti i costi, Custode!» Melinor sostenne lo sguardo della donna per qualche istante; poi si decise a rispondere. «Jowan allude alla magia del sangue. Il lyrium può essere sostituito con il sangue di una persona, ma per avere il potere necessario… serve fino all’ultima goccia.» «Allora prendete il mio» fece qualche passo avanti la donna, risoluta. «Tutto questo è successo per colpa mia. Voglio salvare mio figlio, anche con la mia morte se è necessario!» «No» si oppose Melinor, scuotendo il capo. «Questo tipo di magia richiede un prezzo troppo alto, non solo per chi si sacrifica… anche per chi vi partecipa. È sempre meglio evitare la magia del sangue: ti corrode l’anima» disse con decisione. Rimase a pensare alcuni istanti. «Ci dev’essere un modo per procurarci del lyrium!» «Beh, al Circolo ne hanno in abbondanza… e non è molto distante da qui» fece notare Alistair. Melinor si accese. «È vero… e dovremo comunque andarci prima o poi, per chiedere l’aiuto dei maghi contro il Flagello…» «Ma ci vorranno almeno quattro giorni» obiettò Hawke. «Sarà sicuro lasciare qui Connor in questo stato per quattro giorni interi?» Melinor rimase silente per alcuni istanti. Rifletteva fissando la pietra levigata che ricopriva il pavimento. Poi alzò lo sguardo sull’Arlessa. «Prima di decidere devo andare a controllare Connor. Dov’è ora?» «Probabilmente è scappato nella sua stanza, di sopra; è sempre lì che si rifugia» rispose Isolde. «Va bene, allora andiamo a controllarlo. Ma non tutti, potremmo peggiorare le cose» disse. «Morrigan, Hawke; venite con me. Alistair, anche tu; se Connor venisse posseduto le tue abilità da templare potrebbero servirci» disse, per poi guardare suo fratello. «Io resterò qui a controllare la situazione» disse l’elfo comprendendo al volo. La guardò seriamente. «Fa’ attenzione.» Melinor annuì; si voltò e, seguita dalle due maghe e dall’ex templare, si diresse ai piani superiori del castello. Alistair, che conosceva la dimora, le condusse in pochi minuti alla stanza di Connor: si ritrovarono in un ampio atrio sul quale si affacciavano tre porte. Una di queste era socchiusa, e un occhio celeste vi sbirciava attraverso spaventato. Melinor fece cenno agli altri di stare indietro; avanzò da sola. «Connor? Sei tu?» disse con voce gentile. «Co-cosa volete? Andatevene!» esclamò il bambino con voce tremante. «Andate via o la signora cattiva si arrabbierà!» «Chi è la signora cattiva?» indagò l’elfa, pur sapendo che si trattava del demone. «Lei… lei mi fa… mi fa fare delle cose brutte… mi fa dormire e prende il mio posto. Quando mi risveglio non ricordo più niente.» «Come l’hai conosciuta?» chiese l’elfa, ormai a un solo passo dalla porta socchiusa. «Io… cercavo un modo per salvare mio padre. Quando Jowan è stato arrestato ho frugato fra le sue cose per cercare una magia in grado di aiutarlo a risvegliarsi. C’era una formula per invocare un’entità in grado di soddisfare tutti i desideri: è così che l’ho conosciuta. Mi ha promesso di tenere in vita mio padre.» Tutto fu chiaro a Melinor: il bambino aveva stretto un patto con un demone del desiderio, uno dei più potenti. «Connor… adesso voglio che mi ascolti attentamente. Ma non spaventarti, va bene? Noi siamo qui per aiutarti.» Vide il bambino annuire attraverso lo spiraglio della porta; poi l’aprì un po’ di più, mostrandosi nella sua interezza. «Connor, la signora cattiva è un demone. Ma possiamo mandarla via» si affrettò a dire, vedendo lo spavento negli occhi del ragazzino. «Possiamo liberarti da lei per sempre. Ma per farlo dobbiamo andare al Circolo dei Maghi a prendere il lyrium che ci serve per completare il rituale. Staremo via qualche giorno, e ho bisogno del tuo aiuto» disse al bambino guardandolo intensamente. «Tu sei più forte di lei, Connor. Non è ancora riuscita a impossessarsi del tutto di te perché sei forte. Ho bisogno che tu rimanga forte finché non saremo di ritorno: non lasciarla passare, opponi resistenza.» «Ma lei… potrebbe far del male a mio padre» mormorò il bambino, spaventato. «Non può farlo, o verrebbe meno al suo patto» lo rassicurò l’elfa. «Deve tenerlo in vita se vuole tenersi la tua anima, perchè èvincolata al patto che avete stretto; e ti assicuro che non rinuncerà alla tua anima. Combatterà per tenersela. Ma tu devi essere forte, d’accordo? È l’unico modo per salvarti.» Connor esitò qualche attimo con gli occhi fissi sull’elfa; poi annuì. «Ci proverò. Ma voi fate presto, vi prego!» «Faremo il prima possibile» promise l’elfa con fare incoraggiante. I due si salutarono, e Melinor raggiunse i tre compagni in attesa. «Gli hai detto un mucchio di baggianate» disse Morrigan una volta scesa la prima rampa di scale. «Quel demone è molto più forte di lui.» «Ma se lui lo sapesse resisterebbe molto, molto meno» replicò Melinor, seria. «Ha bisogno di credere di avere qualche possibilità, o sarà tutto inutile.»
Al piano inferiore tutti aspettavano. Appena i quattro entrarono nella stanza, Isolde e Bann Teagan andarono loro incontro. «Connor sembra a posto, per ora» informò tutti Melinor. «Ma dobbiamo partire subito, e fare in fretta.» «Grazie, Custode. Grazie» andò verso di lei lady Isolde, prendendole le mani fra le sue. «Non vi sarò mai abbastanza riconoscente. Vi darei dei cavalli, ma il demone… li ha fatti uccidere tutti…» «Non preoccupatevi» disse l’elfa con un sorriso mite. La donna lasciò andare le sue mani. «Vorrei che qualcuno restasse qui a sorvegliare Connor; Jowan, ci penserai tu.» Tutti si stupirono. «Vi fidate di lui a tal punto, lady Melinor?» obiettò Bann Teagan. «Io non mi sento affatto sicuro a restare qui con quel traditore.» «Resterò anch’io.» Sten si fece avanti, mettendosi al fianco di Jowan: accanto a lui il mago sembrava un bambino. «Se il mago tenta qualcosa, la sua testa rotolerà in pochi secondi.» «Sten, sei sicuro?» chiese Merevar, sorpreso. «Sì. So come gestire un mago fuori controllo. Veniamo addestrati anche per questo nell’Antaam.» «D’accordo, come vuoi» si limitò a rispondere Merevar. Presi quegli accordi, il gruppo partì immediatamente: non potevano permettersi d’indugiare. Il Circolo dei Maghi era la loro unica possibilità.

THE TWIN WARDENS

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