Marciarono a passo veloce per due giorni; arrivarono in prossimità del porticciolo del lago Calenhad dopo il secondo calar del sole.
Melinor si fermò non appena la vide in lontananza: l’altissima torre del Circolo. Rimase a fissarla per alcuni istanti.
«Kinloch Hold… la prigione dei maghi stolti» commentò aspra Morrigan.
«Molti di loro non hanno scelta, Morrigan. Vengono portati lì da bambini» disse Hawke, con gli occhi fissi sulla torre.
«Ma possono fuggire, no? Non è ciò che ha fatto anche tuo padre?»
Hawke si strinse nelle spalle. «Sì, certo… ma non è stato facile.»
«E proprio questo fa di lui un mago degno d’esser chiamato tale» concluse la strega delle Selve. Una simile affermazione, detta da lei, suonava come un vero e proprio complimento.
Melinor, nel frattempo, non aveva smesso un secondo di guardare la torre: era un edificio imponente, che svettava verso l’alto perdendosi nel blu intenso della notte. Emergeva dalle acque del lago come un gigante di pietra pronto a fagocitare qualsiasi mago passasse nelle sue vicinanze.
Solo l’impercettibile movimento di Leliana riuscì a distrarla dalle sua contemplazione. Si voltò e la vide dirigersi verso un’ombra acquattata nel buio poco più in là.
«Cosa state facendo?» squillò la voce dell’orlesiana.
La figura misteriosa, colta alla sprovvista, si girò di scatto. Era un uomo di mezza età di umili natali.
«Chi… chi siete? Cosa volete?» esclamò l’uomo, alternando lo sguardo fra Leliana e il gruppo poco più in là.
«State profanando questi corpi, non è così?» assunse un cipiglio deciso la ragazza, incrociando le braccia sul petto. «Dovreste vergognarvi, depredare così gli averi di chi è appena tornato al Creatore!»
«Ehi, ma chi siete voi? Una sorella della Chiesa?» sbottò l’uomo, risentito. «Non sono affari vostri! E poi c’è ben poco da depredare, qui. Quel Faryn riesce sempre a farmela… si è preso tutto ciò che c’era di valore! A quest’ora sarà già a Orzammar a fare affari con i nani, mentre io sono qui ad ascoltare le vostre ramanzine! Bah» sbuffò alzando le mani al cielo. «Sapete che vi dico? Non ne vale la pena» decretò, voltandosi e lasciandosi Leliana alle spalle.
Merevar si avvicinò incuriosito, ma si ritrasse bruscamente alla vista dei cadaveri sparsi davanti alla donna. «Che fetore» brontolò, portando una mano al naso. «Come riesci a stare qui come se nulla fosse?»
«Ho visto di peggio» disse la donna, tornando a guardare i corpi. Erano enormi, molto più grandi di qualsiasi corpo umano. «Guarda» osservò, puntando il dito su di essi. «Guarda che stazza…»
«Assomigliano molto a Sten» riconobbe Merevar. «Che siano qunari?»
Leliana annuì. «Forse Sten li conosceva… non si vedono molti qunari qui nel Ferelden, non può essere una coincidenza» osservò. «Purtroppo non possiamo fare più nulla per loro. Faremmo meglio ad andare, è già tardi.»
I due raggiunsero il resto del gruppo e proseguirono.
Arrivarono al porticciolo di Kinloch Hold in meno di mezzora. Era davvero piccolo, con soltanto una piccola barca attraccata; c’era anche una modesta locanda, recante l’insegna “La Principessa Viziata”. Il gruppo si avviò subito verso il pontile, ma una voce li chiamò.
«Ehi, voi. Avete affari col Circolo?»
Un uomo grassoccio, avanti con gli anni, li guardava da una panchina sistemata accanto all’entrata della locanda. «Se è così, sappiate che la Torre non riceve visite in questi giorni.»
«Cosa?» esclamò Alistair. «E voi chi siete?»
«Il barcaiolo. O, per meglio dire, lo ero. I templari mi hanno sequestrato la barca parecchi giorni fa; ero io a garantire la tratta fino al Circolo, ma mi è stato provvisoriamente impedito. Sembra che ci siano problemi laggiù» accennò alla torre con un cenno del capo.
«Che genere di problemi?» chiese ancora Alistair, avvicinandosi all’uomo affiancato dai due elfi.
«Non lo so, non me l’hanno detto.»
«Noi dobbiamo assolutamente recarci alla torre. Non c’è nessuno con cui possiamo parlare?»
Il barcaiolo si massaggiò il mento con fare pensoso. «Sì, potreste parlare col templare che è stato messo di guardia al pontile. Ma adesso starà dormendo qui alla locanda.»
«Bella guardia» commentò Merevar, scuotendo la testa.
«Sì, non è un ragazzo molto sveglio; è pigro, e testardo come un mulo» ammise l’uomo, alzandosi in piedi. «Venite, vi accompagno dal locandiere.»
Alistair e Melinor seguirono l’uomo; Merevar rimase indietro con gli altri. «Andate voi a fare i diplomatici. Noi vi aspettiamo qui.»
Melinor acconsentì in silenzio e sparì insieme ai due uomini oltre la porta.
Nell’attesa, Hawke si era seduta sulla panca lasciata libera dal barcaiolo; Merevar stava in piedi accanto alla porta, poco distante da lei, mentre Morrigan e Leliana discutevano poco più in là. Leliana sembrava interessata a conoscere la verità su Flemeth, ma Morrigan non aveva molta voglia di chiacchierare con lei.
Merevar si ritrovò a osservare Hawke: la ragazza aveva gli occhi fissi sulla torre, e dire che la sua espressione era ostile era un pallido eufemismo.
«Stai cercando d’incenerirla con il pensiero?» esordì l’elfo.
Senza distogliere lo sguardo, Hawke ghignò appena. «Non sarebbe una cattiva idea.»
«Sembri odiare davvero tanto quel posto, pur non essendoci mai stata.»
«L’ho vissuto attraverso i racconti di mio padre» si protese in avanti, poggiando i gomiti sulle cosce e intrecciando le mani fra loro. «Se ripenso a tutte le ingiustizie che ha dovuto subire mi ribolle il sangue nelle vene.»
Merevar spostò lo sguardo, iniziando a fissare un punto imprecisato davanti a sé. «Dovevi essere molto legata a lui.»
«È naturale che lo fossi» quasi rise la ragazza, come se fosse qualcosa di scontato.
«No, invece; non tutti vanno d’amore e d’accordo con i propri familiari.»
«Oh… mi dispiace» si fece seria Hawke, temendo d’aver parlato troppo. «Spero di non aver toccato un nervo scoperto…»
«No, nessun nervo scoperto» disse l’altro con indifferenza. «I miei genitori sono morti entrambi prima che nascessi. Non li ho mai conosciuti, e per me è normale così.»
Hawke sgranò gli occhi. «Però… sei un pezzo di ghiaccio» commentò con una vena ironica. «Sembra che non te ne importi davvero nulla… sarai almeno un po’ curioso, no? Non pensi mai a come potevano essere?»
«No; che senso avrebbe? Le cose non possono cambiare, rimuginarci su sarebbe uno spreco di tempo. È Melinor quella che si perde in questo tipo di riflessioni, non io.»
Hawke rimase a guardare il profilo dell’elfo, impassibile accanto alla porta. «Ti piace fare il duro, ma lo so che in fondo hai un cuore tenero.»
Merevar si voltò a guardarla con sgomento. «Come, prego?»
«Si vede, sai? Da come ti preoccupi per tua sorella» sghignazzò la ragazza, spostando un ciuffo ribelle che le era sceso sul naso lentigginoso. «Vedo come sei sempre pronto a proteggerla: in battaglia e non solo… anche da Alistair» lo provocò.
«E questo vorrebbe dire che ho il cuore tenero?» s’infastidì l’altro. «È mia sorella, è naturale che mi preoccupi per lei. Anche tu fai lo stesso per i tuoi fratelli.»
Stavolta fu Hawke a voltarsi stupita, e fu il turno di Merevar di ghignare. «Che c’è, credevi forse di essere l’unica perspicace qui? Tu non perdi occasione per parlare della tua famiglia, perché ti manca. Eri la sorella maggiore, e ti senti ancora responsabile per loro. E poi ho visto come ti sei voltata a guardarli quando abbiamo lasciato Lothering.»
Hawke rimase a fissarlo sbalordita. «Non ti facevo un osservatore così attento…»
Lui la squadrò quasi offeso. «Vuoi scherzare? Un cacciatore deve saper individuare ogni minimo dettaglio, se vuole essere considerato tale. La cosa si riflette naturalmente su tutto il resto, diventa un’abitudine.»
In quel momento la porta della locanda si aprì e un giovane templare uscì borbottando stizzito. Si diresse verso l’imbarcazione. Merevar si voltò con aria perplessa per guardare sua sorella che usciva a sua volta.
«Non voleva scendere dal letto; abbiamo dovuto convincerlo» spiegò brevemente lei.
Pochi attimi dopo, tutti erano sulla barca mentre guadava il lago.
«Aspettate qui, vado a chiamare il comandante Greagoir» brontolò il giovane templare una volta entrati a Kinloch Hold.
Il gruppo rimase in attesa appena oltre la massiccia e imponente porta, sorvegliata da due templari che li scrutavano con sospetto. La stanza d’entrata era in subbuglio, diversi templari camminavano nervosamente avanti e indietro con aria tormentata; alcuni erano a terra, feriti.
«Oh no» mormorò Alistair.
«Qualcosa non va?» bisbigliò Melinor.
«Decisamente… vedi quella porta laggiù?» Un’altra porta, imponente quanto quella d’entrata, si stagliava dalla parte opposta della stanza. Era chiusa, e non solo: era stata sprangata. «Tutti i Circoli hanno porte così. Servono in caso la situazione all’interno diventi pericolosa.»
«Vuoi dire che hanno rinchiuso tutti i maghi là dentro?» s’inserì Hawke.
«Sì, signorina.»
Le teste di tutti si voltarono verso l’uomo che si trovava ora dirimpetto al gruppo: un uomo in là con gli anni, con barba e capelli argentati ma dall’aspetto ancora fiero.
«Sono il comandante Greagoir, incaricato di vegliare su questo circolo. Mi è stato riferito che siete Custodi Grigi» disse, squadrando tutti da capo a piedi. «Qualunque affare siate venuti a sbrigare, temo mi sia impossibile accontentarvi. La Torre non è agibile al momento.»
«Cos’è successo là dentro, comandante? Se la porta è stata sigillata…» parlò Alistair.
«Vedo che avete capito» sospirò Greagoir con fare affranto. «Stiamo per inviare a Denerim la richiesta per esercitare il Diritto d’Annullamento.»
«Cosa significa?» indagò Melinor, odorando qualcosa di sospetto e sgradevole.
«Si tratta di un permesso speciale che consente ai templari di uccidere tutti i maghi all’interno del Circolo, in caso la situazione sfugga di mano» spiegò Alistair. L’elfa sgranò gli occhi, spostando lo sguardo scioccato sul comandante.
«Non potete farlo!» si fece avanti Hawke.
«Mi creda, signorina: non mi dà alcuna gioia una simile situazione» replicò l’uomo con aria severa. «Ma non abbiamo altra scelta. C’è stata una sorta di rivolta, buona parte dei maghi era coinvolta in una combutta per rovesciare il Circolo. Hanno usato la magia del sangue, rivelandosi dei maleficarum: all’improvviso ci siamo ritrovati pieni di abomini e demoni che hanno fatto strage di maghi e templari.»
«E la vostra soluzione è chiuderli tutti là dentro? Alcuni di loro potrebbero essere innocenti!» alzò la voce Hawke, ma Melinor la interruppe. La fece indietreggiare mettendole un braccio davanti.
«Comandante, noi siamo venuti qui per richiedere l’aiuto dei maghi contro il Flagello. Abbiamo questi trattati» disse, porgendogli la pergamena recante il sigillo del Circolo. Il comandante la srotolò e lesse velocemente il contenuto. Poi rimise il documento nelle mani dell’elfa.
«Comprendo la vostra necessità; ma vedete da voi che non possiamo aiutarvi, date le circostanze attuali.»
«Da quanto sono rinchiusi là dentro?» indagò l’elfa.
«Da ormai due giorni.»
«Allora forse qualcuno di loro è ancora vivo. Sono maghi, sanno difendersi dai demoni.»
«E quindi cosa suggerite? Non posso inviare i miei uomini là dentro» esclamò Greagoir, spazientito. «Voi non avete visto che razza di… creature mostruose strisciano fra quei corridoi!»
«Allora ce ne occuperemo da soli» ribatté Melinor, altrettanto risoluta. Tutti i suoi compagni la guardarono con tanto d’occhi.
«Melinor, sei sicura?» chiese Alistair, titubante. «Se nemmeno i templari sono riusciti a…»
«La mia gente gestisce queste cose da secoli, senza templari» lo interruppe l’elfa.
«Non capisco perché vuoi imbarcarti in questa crociata» disse la sua Morrigan. «Queste sottospecie di maghi si sono lasciati dominare per tutta la vita, e al primo problema si sono lasciati sopraffare dai demoni. Perché dobbiamo rischiare la pelle per loro? Lasciali al loro destino, non possiamo perdere il nostro tempo per salvare tutti!»
«Questo è troppo crudele perfino per te, Morrigan!» la redarguì Hawke.
«Adesso basta!» scoppiò Melinor. «Possibile che nessuno comprenda la gravità della situazione? Ci sono soltanto tre Custodi Grigi in tutto il Ferelden, e il loro unico aiuto è un gruppo poco collaborativo che non perde occasione di bisticciare alla stregua di bambini! Abbiamo l’intera nazione contro grazie alle menzogne di Loghain, e il Flagello sta avanzando! Ci serve aiuto! Ci serve l’aiuto di Arle Eamon, e per averlo dobbiamo prima eliminare il demone che lo tiene segregato nel castello! Per farlo ci serve il lyrium, che è là dentro insieme ai pochi maghi rimasti ancora sani di mente che ci servono contro la prole oscura! Noi andremo a salvare il salvabile, senza discutere! E se qualcuno è contrario, resti pure fuori ad aspettarci!»
Tutti rimasero allibiti: vedere Melinor con la sua minuta corporatura da elfa mentre perdeva le staffe era stato surreale. Persino Merevar sembrava impressionato, segno che la cosa doveva essere accaduta di rado in passato. O forse mai.
Nessuno ebbe il coraggio di risponderle; prendendo la cosa come un tacito assenso, l’elfa tornò a confrontarsi con il comandante.
«Lasciateci entrare.»
«D’accordo» acconsentì lui, a sua volta un po’ intimorito da quella giovane dalish così risoluta. «Ma vi avverto: una volta dentro, non riapriremo quelle porte a meno che non sia il Primo Incantatore Irving ad assicurarmi che è tutto a posto.»
«E se fosse morto?»
«Se perfino lui dovesse essere morto, allora… mi dispiace dirvelo, ma nemmeno voi ce la farete contro la malvagità che ha preso il controllo della torre.»
«Allora non ci resta che entrare» decretò Melinor senza mezzi termini.
Vennero accompagnati alla porta, che venne aperta con grande cautela dai templari: la oltrepassarono e rimasero a guardare mentre veniva nuovamente sigillata alle loro spalle.
«Bene, ora siamo anche noi dei poveri maghi stolti che si sono lasciati intrappolare dai templari» l’elfa lanciò una frecciatina a Morrigan, la quale distolse lo sguardo senza rispondere.

Iniziarono ad avventurarsi lungo il corridoio, sul quale si affacciavano gli alloggi dei giovani maghi. Su suggerimento di Alistair iniziarono a frugare in tutti i bauli alla ricerca di lyrium, che veniva conservato in grandi quantità da tutti i maghi. Sarebbe servito loro per il rituale di Connor, e probabilmente anche per affrontare i nemici che li attendevano più avanti.
Ma non incontrarono nessuno per diverso tempo.
«Questo è davvero strano» mormorò Leliana, con tono sospettoso.
La spiegazione giunse poco dopo: aprirono una porta e si trovarono davanti un esiguo gruppetto di maghi. Stavano puntando contro di loro i bastoni ed erano pronti ad attaccare, quando una di loro esclamò:
«Voi?»
Le labbra di Melinor si dischiusero per la sorpresa. «Mi ricordo di voi… eravate a Ostagar!»
Era Wynne, l’anziana maga del Circolo che le era stata accanto durante la battaglia e che le aveva salvato la vita aiutandola a risalire sul bastione. La maga abbassò il suo bastone, e insieme a lei anche gli altri maghi fecero lo stesso. Alle loro spalle c’erano dei bambini spaventati.
«Siete sopravvissuta, Custode» disse Wynne, sorpresa. «Cosa ci fate voi qui?»
«Siamo venuti per chiedere il vostro aiuto contro il Flagello, ma siamo stati informati dell’accaduto e abbiamo deciso di aiutarvi. Il comandante Greagoir ci ha lasciati entrare, ma… dice che ci lascerà uscire solo se porteremo con noi il Primo Incantatore. Ha detto che se qualcuno poteva sopravvivere, quello era di certo lui» spiegò Melinor, studiando al contempo tutti i presenti.
«Se state cercando Irving, non è qui» replicò Wynne. «L’ultima volta che l’ho visto è stato due giorni fa, quando è scoppiato questo disastro. Però il comandante ha ragione: Irving dev’essere ancora vivo da qualche parte.»
«Cos’è successo qui, signora?» intervenne Alistair.
«Non lo sappiamo con certezza. Una volta tornati da Ostagar tutti i sopravvissuti, è stata convocata una riunione speciale: io non vi ho preso parte poiché sono stata fra gli ultimi a rientrare, quindi non ho idea di cosa sia accaduto in quella stanza… dal poco che ho potuto apprendere, diversi maghi si sono rivelati dei maleficarum: hanno praticato in segreto la magia del sangue per chissà quanto. E a capo di questa fazione rivoltosa c’era Uldred» raccontò l’anziana con aria furente.
«Uldred?» esclamò Melinor, ricordando il breve tempo trascorso a Ostagar. Era l’uomo calvo, dall’atteggiamento tronfio e borioso che aveva messo in dubbio le sue capacità al consiglio di guerra prima della battaglia.
«Vedo che vi ricordate di lui» annuì Wynne. «Ma bando alle ciance, abbiamo del lavoro da fare.»
«Abbiamo?» esclamò Morrigan, stizzita.
«Certamente, io verrò con voi» disse con calma la donna. «Voi non conoscete la torre, avrete bisogno d’aiuto.»
«Oh, perfetto» brontolò la strega.
«Morrigan, non ricominciare!» la fulminò con lo sguardo Melinor.
«Non potresti sforzarti di essere collaborativa, una volta tanto?» rincarò la dose Alistair. «Queste persone non ti hanno fatto niente, non si meritano il tuo disprezzo!»
«E tu che ne sai, sbarbatello che non sei altro?» rispose rapida e velenosa come una vipera l’altra. «Non si tratta solo delle mie personali opinioni, qui. Queste persone sono dei ladri!»
Merevar aggrottò le sopracciglia. «Ladri?»
«È un’accusa piuttosto insolente» s’indignò Wynne.
«Non se è vera» ribatté la strega con aria strafottente. «I vostri templari hanno derubato mia madre, tempo fa.»
Wynne la guardò con sospetto. «I templari non derubano nessuno. Sequestrano oggetti ritenuti pericolosi, piuttosto. Ditemi, chi sarebbe vostra madre?»
Le labbra scure di Morrigan s’incresparono in un sorriso di sfida. «Flemeth.»
L’anziana rimase senza parole, ma Melinor non le diede il tempo di dar voce alla sua incredulità.
«Morrigan, cos’è questa storia? Non mi sembra il momento adatto!»
«Oh, lo è invece, Melinor dei dalish. Perché il grimorio che è stato rubato a mia madre si trova proprio qui, nella torre. E se non ti dispiace vorrei riprendermelo, giacché ci siamo.»
«Ma non abbiamo il tempo di cercarlo!»
«Non ce ne sarà bisogno, se la vecchia signora qui presente ci dice dove si trova» insinuò la strega con gli occhi gialli fissi su Wynne.
«Io non ho mai visto quel libro, né so dove sia stato riposto» replicò l’anziana, con espressione ostile.
«Nemmeno un’idea? Mi sembra impossibile. Vista la tua età, immagino che ormai saprai tutto di questo posto…»
Dato che Morrigan non accennava a voler lasciar perdere, Melinor lanciò un’occhiata implorante a Wynne. Recepito il messaggio, la donna sospirò. «Se te lo dico collaborerai?»
«Terrò la bocca chiusa» restò sul vago l’altra.
«Vi prego, vi prego ditele dove si trova quel libro!» implorò Alistair alla piacevole prospettiva di non sentire più la voce graffiante della ragazza.
«I libri come quello di solito finiscono sotto la custodia del Primo Incantatore» rivelò allora Wynne. «Se è ancora qui  da qualche parte, dev’essere nel suo studio.»
Morrigan sembrò soddisfatta della risposta. Iniziò ad avviarsi verso la porta davanti a sé, protetta da una barriera magica eretta dai maghi per non lasciar passare i demoni. Con un movimento del bastone la infranse con facilità.
«Allora, vogliamo andare?»

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