Merevar se ne stava accanto al fuoco, infreddolito: il suo pallore aumentava a vista d’occhio giorno dopo giorno. L’antica magia elfica di Melinor aiutava il suo corpo a resistere alla corruzione che spingeva per devastarlo, ma la sua avanzata era inarrestabile. Duncan si diceva certo che il ragazzo avrebbe resistito altri due o tre giorni, giusto il tempo necessario per arrivare a Ostagar e fare tutti i preparativi necessari per la cerimonia d’iniziazione come Custodi Grigi.
Melinor giunse al fianco del fratello, esaminandolo attentamente: lo tastò in più punti del corpo, studiò la dilatazione delle sue pupille e controllò la sua temperatura. Una volta terminato il suo esame, esalò un sospiro: Merevar evinse da quella reazione che la sua situazione era stabile. Non peggiorava, ma nemmeno migliorava. Sua sorella si sedette accanto a lui; Duncan era lontano, al limitare del piccolo spazio erboso presso cui si erano accampati per la notte. Sorvegliava l’area, per evitare che la prole oscura potesse coglierli di sorpresa.
«Come ti senti?» chiese Melinor al gemello. Lui continuò a fissare il fuoco.
«Mi hai appena esaminato, non lo sai?»
Melinor lo guardò con aria scocciata.
«Per quanto tempo ancora hai intenzione di comportarti da stupido?» gli disse, esasperata.
«Non dovevi venire» mugugnò lui, scontroso.
«Piantala, Merevar! Avresti fatto la stessa cosa al mio posto!»
Merevar si decise a guardare la gemella: i suoi occhi verdi e luccicanti si piantarono in quelli identici che gli restituivano il medesimo sguardo risoluto.
«Stiamo andando a combattere un Flagello, Melinor!» sbottò l’elfo. «Io non avevo scelta, sarei morto altrimenti! Ma tu… tu avresti potuto restare col clan e partire, andare lontano da tutto questo! Io sono un guerriero, so combattere! Tu sei soltanto…»
«Che cosa? Una strega dei boschi?» ribatté l’altra, alzando la voce. «Sai bene che la Guardiana mi ha insegnato cose che tu nemmeno riusciresti a concepire! Non sarò stata addestrata come combattente, ma ti assicuro che potrei stendere qualsiasi soldato solo facendo oscillare il mio bastone!»
Merevar distolse lo sguardo con rabbia, senza più la volontà di continuare a portare pazienza.
«Non è questo il punto.»
«E allora qual è?» esclamò lei, con voce quasi implorante. Ogni traccia d’ira nella sua voce era già sparita. Se solo Merevar l’avesse guardata negli occhi, vi avrebbe letto dentro l’affetto di sua sorella per lui.
«Non mi va di parlarne» mormorò lui, tornando a fissare il fuoco da campo che scoppiettava davanti a loro. Melinor lo scrutò, come se stesse cercando da sé le risposte che voleva. E le trovò.
«Ti senti in colpa, vero? Ti senti in colpa per ciò che è successo aTamlen, e ora temi di condurre alla morte anche me.»
Gli occhi verdi di Merevar si assottigliarono.
«Merevar» continuò lei, con tono accomodante. «Non è stata colpa tua, lo sai. E io sono qui per mia scelta. Non pensare che…»
«Hai idea di come mi sento, Melinor?» la interruppe lui, tornando a guardarla. I suoi occhi ora lasciavano trasparire non solo la rabbia, ma anche il dolore che aveva represso per tutti quei giorni. «Non importa quante volte tu dica il contrario: io avrei potuto salvare nostro fratello! Se solo avessi dato retta al mio istinto…» disse con voce quasi stridula, strizzando le palpebre per ricacciare indietro le lacrime. Scosse il capo, tornando a guardare la sorella. «E ora avrò sulla coscienza anche te. Stiamo andando in guerra, Melinor: non conta quanto abile tu possa essere, non sei un soldato! Io sarei stato spacciato comunque, ma tu… tu avresti potuto salvarti, invece sei qui a rischiare la vita solo perché io non ho trascinato Tamlen via da quelle rovine!»
Il ragazzo, decidendo per entrambi che la conversazione era conclusa, si alzò e sparì all’interno della sua tenda. Melinor rimase interdetta a fissare il vuoto lasciato dal suo corpo. Non ce l’aveva con suo fratello: lo capiva. Probabilmente lo stesso senso di colpa avrebbe afflitto anche lei, se i ruoli fossero stati invertiti. Anche in questo erano simili. Sospirò, colma di tristezza, restando seduta accanto al fuoco.
«Gli passerà.»
Una voce giunse dall’alto, facendole alzare il nasino perfetto all’insù: Duncan si era avvicinato, e si stava ora accucciando accanto a lei.
«Forse mio fratello ha ragione» disse allora, restando a fissare le fiamme guizzanti che con la loro danza andavano a creare ombre e disegni dinamici sul suo viso appuntito. «Forse ho sopravvalutato le mie abilità, e perirò miseramente in battaglia». Si voltò verso il Custode Grigio, restando a osservare il suo viso segnato dalle rughe e dalle cicatrici, trofei dei molti combattimenti vinti. «Voi cosa ne pensate? Ho commesso un errore?»
Duncan prese a massaggiarsi il pizzetto, i piccoli occhi scuri che indugiavano sul falò.
«Tuo fratello ragiona come un soldato addestrato» proferì. «E come ogni uomo dedito all’arte della spada, sottovaluta il ruolo della magia in uno scontro. È vero che un mago deve prestare molta attenzione durante uno scontro: deve saper anticipare le mosse dell’avversario per tenerlo a debita distanza… ma è pur vero che la sua mente è addestrata a farlo, proprio come la mano di uno spadaccino o di un arciere è preparata a infliggere un colpo». Si voltò verso la ragazza, sorridendole con fare incoraggiante. «I Custodi Grigi hanno sempre avuto maghi fra loro, ma attualmente qui nel Ferelden non ne abbiamo nessuno. Tu sei una maga abile e capace, Marethari mi ha parlato delle tue doti: sono certo che te la caverai meglio di molti soldati.»
Melinor rispose al sorriso, abbassando lo sguardo.
«Merevar ce la farà davvero? Riuscirà a guarire dalla corruzione?»
Duncan sospirò, con aria incerta.
«Non credo si possa parlare di guarigione vera e propria, ma diventerà immune alla corruzione come tutti i Custodi Grigi. Deve solo superare l’iniziazione, e da quel che ho visto ha buone possibilità.»
Melinor lo guardò con curiosità.
«Iniziazione? In cosa consiste?»
Duncan distolse lo sguardo, evitando gli occhi della ragazza come se temesse che potessero carpirgli qualche segreto.
«Non te ne posso parlare, Melinor. Noi Custodi paghiamo un caro prezzo per ottenere i privilegi che ci contraddistinguono. Il rituale dell’Unione è un segreto conosciuto solamente da chi l’ha superato.»
Melinor abbassò lo sguardo sui propri piedi nudi, perdendosi in congetture riguardanti quel misterioso rituale.
«Ora vai a dormire, Melinor. Anche domani ci attende un lungo viaggio: dobbiamo arrivare a Ostagar il prima possibile» le consigliò Duncan nell’atto di rialzarsi in piedi. «Io resterò di guardia.»
Dette quelle parole il Custode Grigio si allontanò, lasciando Melinor sola accanto al fuoco.

Due giorni più tardi, i tre erano a Ostagar: i due gemelli rimasero a bocca aperta nel percorrere l’enorme ponte sospeso che portava alle antiche rovine presso cui alloggiava l’esercito. Rovine di un antichissimo avamposto eretto dall’antico Impero Tevinter ben prima del primo Flagello: la sua strategica posizione a cavallo di uno stretto passaggio fra due colline aveva permesso all’impero di fermare le invasioni barbariche delle popolazioni instaurate a sud delle Selve Korcari. I barbari delle tribù Chasind avevano tentato più volte d’invadere le fertili pianure del Ferelden, senza tuttavia riuscirci.
Nonostante la dominazione Tevinter fosse sparita in quelle zone da secoli, l’avamposto era rimasto: aveva resistito a invasioni, guerre, e ben quattro Flagelli. E ora sarebbe stato testimone della battaglia per porre fine al quinto Flagello.
I due gemelli osservavano con ammirazione quelle antiche mura, i ponti sospesi, le torri e i maestosi archi: anche se il popolo elfico era stato sconfitto e schiavizzato proprio dagli umani del Tevinter, non potevano non riconoscere la maestosità di quelle costruzioni.
Stavano camminando lungo il ponte d’accesso quando un manipolo di uomini si fece avanti, andando loro incontro. D’istinto i nervi di Merevar scattarono, ma un’occhiata di Melinor gli ricordò che gli umani da quel momento in poi sarebbero diventati loro alleati.
«Re Cailan» esclamò Duncan, sorpreso. Un uomo sulla trentina, dai lunghi capelli biondi e vestito di un’armatura dorata, si avvicinò sorridente ai nuovi arrivati.
«Finalmente sei di ritorno, Duncan! Temevo non arrivassi in tempo per il vero divertimento» scherzò il re, andando a stringere la mano del Custode.
«Non se posso evitarlo, maestà» replicò questi, stando al gioco ma mantenendo al contempo la sua compostezza.
«Quindi avrò il valoroso Duncan, comandante dei Custodi Grigi, al mio fianco durante la battaglia! Glorioso!» esclamò ancora il re, sotto gli occhi scettici di Merevar e quelli stupiti di Melinor. Non si aspettavano che il re degli umani fosse un burlone. Cailan li guardò, sempre sorridente mentre si rivolgeva a Duncan con gli occhi celesti fissi sui due gemelli. «Gli altri custodi mi hanno informato che avete trovato ben due reclute promettenti. Presumo siano loro.»
«Sì, vostra maestà. Permettetemi di presentarvi…»
«Non c’è bisogno di essere così formali, Duncan. Presto verseremo sangue insieme» lo interruppe il re, portandosi di fronte ai due elfi. «Salve, amici. Posso chiedervi i vostri nomi?»
Prima che suo fratello potesse esordire in una risposta maleducata e ostile, Melinor lo superò con un passo.
«Il mio nome è Melinor, vostra maestà» disse l’elfa, imitando l’appellativo usato da Duncan. «E questo è mio fratello Merevar.»
«Conoscervi è un vero piacere. I Custodi Grigi hanno un disperato bisogno di nuove reclute: sono davvero felice di vedere che Duncan ne ha trovate ben due. Si aspettava di tornare al massimo con una» commentò con tono amichevole. Poi si soffermò a scrutare i visi dei due elfi. «Ma voi… siete gemelli!»
«Sì, vostra maestà» annuì Melinor.
«Capita raramente d’incontrare gemelli identici come voi. E dalish, per di più!» esclamò. «Sono davvero onorato che la vostra gente abbia concesso non uno, ma ben due guerrieri all’ordine dei Custodi Grigi. So che siete abilissimi guerrieri, e arcieri letali.»
«Questa è una sorpresa» intervenne Merevar, sotto gli occhi sgranati di Melinor che già si aspettava qualche commento sprezzante. «Credevo che gli umani ci considerassero dei pericolosi vagabondi erranti.»
Re Cailan si grattò un orecchio, mentre Melinor lanciava un’occhiataccia a suo fratello.
«A essere onesti, la vostra gente è spesso… ostile nei nostri confronti. Non che io li biasimi, naturalmente, visti i trascorsi con la nostra razza» tentò di giustificarsi Cailan, sforzandosi di non sembrare offensivo. «Ma sono certo che sapremo superare l’usuale conflittualità che intercorre fra le nostre genti. Noi siamo onorati di avere due esponenti dalish nel nostro esercito: sappiate che qui siete più che benvenuti.»
Riuscendo a captare Merevar mentre pensava
vorrei ben vedere, siamo venuti qui a combattere la vostra guerra!, Melinor si affrettò a rispondere per entrambi.
«Grazie, maestà. Speriamo che il nostro contributo possa aiutare.»
Re Cailan sorrise, facendo un cenno d’assenso con il capo.
«Perdonatemi ora, ma devo tornare alla mia tenda. Loghain sarà impaziente di tornare ad assillarmi con le sue strategie di guerra» disse sospirando.
«Prima che andiate, re Cailan, vostro zio vi manda i suoi saluti da Redcliffe e annuncia che le forze da lui inviate saranno qui a giorni» gli disse Duncan.
«Ah!» esclamò Cailan, a metà fra il divertito e il polemico. «Eamon vuole solo la sua parte di gloria in questa guerra. Abbiamo già vinto tre battaglie senza il suo aiuto, e domani non sarà diverso. Non sono nemmeno sicuro che questo sia un vero Flagello, a questo punto: la prole oscura è assai numerosa, ma non è ancora stato avvistato un arcidemone.»
Duncan lo guardò con un sopracciglio alzato.
«Dispiaciuto, vostra grazia?»
Cailan si mise a vaneggiare, con lo sguardo perso oltre l’orizzonte e occhi sognanti.
«Beh, speravo in una battaglia epica, come quelle delle antiche leggende. Re Cailan che scende in battaglia affiancato dagli eroici Custodi Grigi per sconfiggere un antico Dio corrotto… ma suppongo che dovrò accontentarmi» sbuffò. Merevar non poté trattenere un’occhiataccia di sufficienza: si chiese se tutti i re degli umani fossero così sciocchi.
Dopo quelle ultime parole, il re li salutò e sparì con il suo seguito di guardie reali, lasciando i tre soli. Melinor lo scrutava con aria pensosa mentre si allontanava.
«Sembra prendere la situazione un po’ troppo alle leggera…» commentò.
«Vero» le disse Duncan. «Il re e il suo esercito hanno già vinto tre battaglie, è vero anche questo. Ma nonostante ciò la prole oscura continua ad aumentare, e presto ci supererà numericamente. Sono certo che ci sia un arcidemone dietro a tutto questo, ma non posso costringere il re ad agire solo sulla base delle mie sensazioni.»
«Potreste, se non fosse un tale stolto» borbottò Merevar, ancora contrariato dai vaneggiamenti bambineschi del re uditi poco prima.
«Ricorda che egli resta sempre il re, Merevar» lo rimproverò Duncan. «Ora è per lui che combatti.»
«Pensavo di combattere per i Custodi Grigi» ribatté il ragazzo, sarcastico.
«Certamente; e i Custodi Grigi sono al servizio della monarchia, al momento» ribadì Duncan. «A ogni modo, dobbiamo affrettarci: dovete prepararvi per il rituale dell’Unione previsto per stanotte. Una battaglia ci attende domani alle prime luci dell’alba, e voi dovrete essere diventati Custodi Grigi a tutti gli effetti entro allora. Io ho alcune faccende da sbrigare, ma ci sarà un altro Custode Grigio ad assistervi in mia assenza. Si chiama Alistair, potrete trovarlo presso le rovine del tempio nella zona est dell’accampamento. Cercatelo, lui vi spiegherà tutto ciò che dovete sapere.»
I due elfi annuirono, e Duncan dopo averli salutati si avviò per la sua strada.
Merevar guardò di sbieco la sorella.
«Vostra maestà, grazie maestà…» la prese in giro. «Si può sapere che ti è preso? Cosa sono tutte queste smancerie verso il re degli umani?»
Melinor gli restituì uno sguardo spazientito.
«Visto che uno fra noi ha la testa più dura d’un diamante, l’altro deve cercare di sopperire alla sua mancanza di buon senso» parlò perentoria, come una vera Guardiana dalish. «Devi comprendere una cosa, Merevar: ora siamo qui. Circondati da umani. Non puoi permetterti di essere ostile, o non farai che peggiorare la situazione.»
Melinor si avviò senza attendere risposta; Merevar, scocciato, la seguì malvolentieri.
Furono sorpresi dall’accoglienza ricevuta: gli umani di quel luogo li salutavano, portavano loro rispetto, e ogni volta che li incrociavano li salutavano con un “Custodi” accompagnato da un piccolo inchino della testa. Nonostante la sorpresa iniziale, i due gemelli non si fecero illusioni: sapevano che quel rispetto non dipendeva affatto dalla loro razza, ma dal fatto che erano reclute dei Custodi Grigi.
Seguendo le indicazioni di Duncan, si diressero nella zona est dell’accampamento finché non incontrarono quelle che erano evidentemente le rovine d’un tempio: un ampio spazio delimitato da un colonnato che, un tempo, sorreggeva un tetto. Ora l’unica cosa a sovrastarli era l’azzurro del cielo interrotto qui e là da nuvole bianche e gonfie.
Videro due uomini discutere animatamente fra loro: uno dei due indossava un lungo abito colorato, e portava un bastone assicurato alla schiena; doveva essere un mago. L’altro portava l’armatura: era un ragazzo di poco più grande dei gemelli, un biondino dagli occhi color ambra con uno scudo recante l’effigie di un grifone.
«Dev’essere lui» bisbigliò Melinor, riconoscendo l’emblema dei Custodi Grigi.
Si avvicinarono, e riuscirono a intercettare gli ultimi stralci della conversazione fra i due.
«E io che pensavo andassimo così d’accordo… stavo valutando l’ipotesi di dare il vostro nome a uno dei miei futuri figli: quello brontolone!»
Il mago alzò le mani al cielo, voltandogli le spalle.
«Ne ho abbastanza, andrò a parlare con la Venerata Madre, se proprio devo!» esclamò, allontanandosi a grandi falcate.
I due elfi rimasero a pochi passi di distanza dal giovane Custode, incerti sul da farsi; fu lui ad approcciarli per primo.
«Sapete, la cosa bella del Flagello è che unisce le persone» disse quello con ironia; per tutta risposta, Merevar lo guardò inclinando la testa da un lato.
«Non siete altri maghi, vero? Vi prego, ditemi di no» disse ancora il ragazzo, in un palese scimmiottamento di supplica.
«Lui no, ma io sì» si fece avanti Melinor, puntando il suo bastone magico a terra. «È forse un problema?»
L’umano sussultò a quelle parole, affrettandosi a rispondere.
«Oh no, nessun problema… stavo solo scherzando» le disse, agitando le mani. «Tu non sei una maga del Circolo, sei dalish… vero? Hai i tatuaggi…» si interruppe, iniziando al alternare rapidamente lo sguardo fra i due elfi. Poi si premette un palmo sulla fronte. «Oh, siete voi! Che sciocco, avrei dovuto riconoscervi subito. Siete i gemelli dalish reclutati da Duncan, giusto? Ci ha inviato un corvo per avvisarci del vostro arrivo qualche giorno fa.»
Tese una mano a Melinor, sorridendole in maniera amichevole.
«Io sono Alistair, il Custode più giovane dell’ordine. Piacere di conoscervi.»
Melinor rispose alla stretta di mano, presentandosi a sua volta. Ma quando Alistair porse la mano a Merevar, questi esitò; se non fosse stato per lo sguardo pressante di sua sorella, lo avrebbe lasciato lì con la mano a mezz’aria.
«Merevar» bofonchiò con grande fatica, mentre stringeva debolmente la mano dell’umano.
«Io vi guiderò e vi assisterò nei preparativi per il rituale dell’Unione. Ma prima di dedicarci a questo vi farò fare un rapido giro del campo, così saprete dove trovare tutto ciò che vi potrà servire» disse loro il ragazzo. Merevar roteò gli occhi.
«Fantastico, ci starai alle calcagna tutto il tempo?» brontolò. Alistair rimase a bocca aperta, cercando una risposta che non arrivò. Era evidentemente in imbarazzo di fronte all’atteggiamento scontroso dell’elfo.
«Non dargli retta, lui… è solo un po’ teso» cercò di mediare Melinor. «Sarà un piacere approfittare della tua guida.»
Alistair la guardò come a volerla ringraziare per quel suo salvataggio.
«Bene allora. Seguitemi, vi faccio vedere l’accampamento; se avete domande non fatevi problemi, io vi risponderò al meglio delle mie possibilità.»
Il giovane si avviò, aprendo loro la strada; mentre si accingevano a seguirlo, Melinor guardò per l’ennesima volta suo fratello in malo modo. Lui le rispose con un’alzata di spalle, completamente disinteressato.
Durante quel rapido tour dell’accampamento, appresero che solo i soldati di rango superiore alloggiavano lì: il resto dell’esercito e gli altri Custodi Grigi erano accampati al piano terra delle rovine. In quella zona si potevano trovare la guardia reale, gli uomini di Loghain (che appresero essere il consigliere e stratega di King Cailan, oltre che suo suocero), i Guerrieri della Cenere e i cavalieri templari. Sotto stretta sorveglianza di questi ultimi, lì erano tenuti d’occhio anche i maghi del Circolo. Melinor si tenne istintivamente alla larga dai templari: sapeva che servivano la Chiesa Andrastiana, l’autorità religiosa vigente nel mondo degli umani, e che davano la caccia ai maghi liberi; anche Dalish, se ne avevano l’occasione. Nel mondo degli umani i maghi erano visti come un pericolo: era risaputo che i maghi avevano una particolare connessione con la dimensione dell’Oblio (o Aldilà, come la chiamavano i dalish), dove risiedevano gli spiriti e i demoni. Per questo erano considerati pericolosi, in quanto i demoni potevano possederli per avere accesso al mondo materiale tramite loro: tutti i maghi venivano pertanto rinchiusi in edifici appositi, chiamati Circoli dei Maghi, dove passavano la loro intera vita sotto la sorveglianza dei templari. Qualunque mago non fosse parte di un Circolo era considerato dalla Chiesa un eretico, o apostata.
Melinor ebbe modo di parlare con quello che gli umani chiamavano adepto della Calma: scoprì che questi particolari maghi erano stati privati del loro legame con la magia. Il legame di alcuni maghi (quelli considerati più deboli e quindi facili prede delle lusinghe demoniache) con l’Oblio veniva reciso per evitare possessioni spiritiche; così facendo il mago perdeva ogni potere, diventando al contempo una sorta di macchina priva di personalità ed emozioni, sempre pronta a eseguire ordini. Melinor rimase sconvolta nel vedere una persona ridotta così: era come se fosse stata privata della sua essenza, oltre che dei suoi poteri. L’adepto della Calma che le spiegò tutto questo parlava in tono piatto, monotono, e non sembrava provare nulla: le disse che, grazie al trattamento che gli era stato riservato, ora era in pace e poteva concentrarsi sul suo lavoro d’incantatore di oggetti. Melinor faticava a concepire come una simile situazione potesse essere definita “pace”. Volendo sapere tutto su quella barbarica usanza perpetrata dai templari a discapito dei maghi, chiese all’adepto come era avvenuta la recisione del suo legame con l’oblio.
«Oh, io non lo ricordo; ma puoi chiedere a lui» le disse, indicando Alistair. «Era un templare prima di diventare un Custode Grigio. Ricordo di averlo visto qualche volta alla Torre del Circolo.»
Melinor si voltò a guardare il ragazzo quasi inorridita.
«Tu davi la caccia ai maghi?» esclamò.
«Ecco perché non ti piacciono» commentò Merevar, memore della prima domanda che l’umano aveva posto nell’incontrarli.
«No, io non ho niente contro i maghi» si affrettò a rispondere il biondino. «Ero un templare, è vero, ma non è stata una mia scelta.»
Melinor lo guardò torva.
«Come sarebbe? Eri un templare, ma non per tua volontà?» gli chiese, perplessa. I dalish erano liberi di seguire le loro inclinazioni, all’interno del clan; non concepivano usanze come quelle umane, in cui i giovani venivano costretti dai genitori a imboccare determinate vie.
«Sì, sono stato mandato dai templari quand’ero ancora un bambino dalle persone che si prendevano cura di me» spiegò allora Alistair. «Io credo nel Creatore, ma non al punto di dedicare la mia vita alla Chiesa. Per fortuna è arrivato Duncan e mi ha reclutato nei Custodi.»
Melinor continuò a guardarlo con sospetto; non proferì parola, e senza ulteriori commenti i tre proseguirono oltre l’accampamento dei maghi.
«Quello è il quartiermastro» disse loro Alistair, indicando un angolo allestito con banchetti e merci esposte. «Lì potrete trovare armature, spade, archi… tutto ciò di cui si può aver bisogno in battaglia. Se avete dell’equipaggiamento da cambiare vi consiglio di approfittarne, vi servirà nella preparazione al rituale dell’Unione.»
Merevar lo guardò con aria di sufficienza.
«Dobbiamo pure procurarci l’equipaggiamento nuovo? Bah. Quando i dalish accolgono nuovi membri, è loro cura donare un’armatura forgiata appositamente per loro dal fabbro del clan» polemizzò, dirigendosi verso il quartiermastro.
«Sì, ti verrà data un’armatura da Custode Grigio quando…» esclamò Alistair a gran voce, sperando di raggiungere l’orecchio appuntito di Merevar che si allontanava. «… quando avrai superato l’Unione» terminò in un sospiro, capendo che l’elfo se ne stava infischiando altamente. Guardò Melinor con occhi arrendevoli. «Dimmi, ho fatto qualcosa di sbagliato? È per via di tutte le mie battute? Io lo facevo per essere amichevole» blaterò.
Melinor lo guardò stranita: era proprio uno strano umano.
«Non è per le… battute» gli rispose, senza preoccuparsi di nascondere la sua espressione un po’ basita. «Sai, è che non corre buon sangue fra i dalish e gli umani. Non so se te l’hanno detto» disse, sarcastica.
«Ah, già… quello» ridacchiò lui imbarazzato, grattandosi la testa. «Tu però non mi sembri così ostile.»
Lei distolse lo sguardo, posandolo sul fratello più avanti che discuteva con il quartiermastro.
«Io sono stata addestrata a essere paziente, diplomatica e tollerante. Sarei dovuta diventare la Guardiana del mio clan un giorno, e una Guardiana deve saper mettere da parte gli antichi rancori.»
«Ah, capisco… e io che mi ero illuso che ti piacessero gli umani» scherzò Alistair. Ma quando lei lo guardò a metà fra lo stupito e l’inquietato, si affrettò a correggere il tiro. «Scherzavo, sai… una delle mie solite battute» disse nervosamente, mettendosi a guardare Merevar che aveva preso ad argomentare con l’umano panciuto che aveva di fronte. «Vorrà dire che lo lascerò in pace; non voglio inimicarmi tuo fratello.»
Melinor scosse la testa per la disapprovazione mentre guardava Merevar cedere ancora una volta all’astio della razza elfica verso gli umani.
«Gli passerà» cercò di tranquillizzare il ragazzo. «Devi sono dargli un po’ di tempo per accettare la situazione. Contrariamente a me, non ha scelto lui di diventare un Custode Grigio. È stato costretto dalla necessità a unirsi al vostro ordine.»
Alistair la guardò, facendosi finalmente serio.
«Sì, io… ho avvertito la corruzione in lui» annuì, parlando piano. La sua voce sembrava meno giullaresca in quel momento, e si avvicinava di più a quella di un uomo fatto e finito. «La Prole Oscura ha attaccato il vostro clan?»
Melinor scosse il capo, facendo oscillare i suoi capelli dorati.
«No, per fortuna. Merevar ha esplorato un’antica rovina e lì ha trovato un antico manufatto del Tevinter, stando a ciò che dice Duncan. Uno specchio che aveva assorbito la corruzione della prole oscura; è stato così che mio fratello è stato contagiato» disse, restando sul vago ed evitando ogni accenno a Tamlen. Non voleva condividere troppe informazioni personali con Alistair.
Il ragazzo annuì in risposta, sempre serio in viso.
«Capisco. Sei stata coraggiosa a scegliere di seguirlo fin qui» le disse, tornando a guardarla. «Immagino che Duncan ti abbia parlato dei rischi che comporta il reclutamento nei Custodi Grigi.»
Lei annuì, senza restituirgli lo sguardo.
«Vorrei poter dire che l’ho fatto per una giusta causa, per permettere ai dalish di dare il loro contributo nella sconfitta di questo Flagello… ma la verità è che l’ho fatto per Merevar, e anche per il mio egoismo. Non avrei potuto restarmene tranquilla a vivere la mia vita lontana da tutto questo, sapendolo qui fuori a combattere.»
Alistair guardò a terra, con uno strano sorrisetto stampato in viso.
«Dev’essere bello avere un fratello o una sorella che tiene a te fino a questo punto» disse.
Melinor captò una strana nota nella sua voce; ma la loro conversazione venne interrotta dal ritorno di Merevar.
«Voi umani non ci sapete proprio fare con le armature. Per i Creatori, tutta quella ferraglia pesante… come fate a muovervi con quelle cose addosso?» brontolò.
Alistair guardò Melinor: non si poteva certo dire che fosse stato uno sguardo d’intesa, ma di sicuro erano concordi sul fatto che Merevar necessitava di tempo per acclimatarsi.

Vagarono per il campo ancora per qualche tempo: ebbero così modo d’incontrare le altre due reclute destinate ad affrontare le prove che il rituale dell’Unione richiedeva. Uno di loro si chiamava Daveth ed era un borsaiolo di Denerim, capitale del Ferelden. L’altro era Ser Jory, un guerriero originario di Redcliffe, reclutato dopo aver vinto un torneo indetto in onore dei Custodi Grigi.
«Bene, ora ci siamo tutti» disse Alistair una volta riunite tutte le reclute. «Se non avete altre faccende da sbrigare qui all’accampamento, direi d’iniziare a prepararci per l’Unione di stanotte. Avete domande?»
«A dire il vero, sì» si fece avanti Melinor. «Cosa ci puoi dire di questo rituale?»
Alistair sembrò in difficoltà.
«Non molto, a dire il vero… è un segreto di cui nessuno è al corrente, fatta eccezione per i Custodi ovviamente. Non posso svelarvi i dettagli, ne andrebbe della vostra prova.»
Melinor piantò le sue iridi verdi in quelle del ragazzo: sapeva che gli umani avevano un debole per i brillanti occhi degli elfi, così grandi e lucenti da far invidia alle più preziose gemme.
«Sicuramente ci puoi dare qualche piccolo dettaglio…» insinuò.
Alistair parve disarmato.
«Ascolta…» si mise a sussurrare. «Posso soltanto dirvi che è molto, molto pericoloso. Noi Custodi paghiamo un caro prezzo per ottenere le abilità che ci permettono di fermare i Flagelli» disse, pronunciando le esatte parole che Duncan aveva rivolto alla ragazza la notte precedente.
«Pericoloso? Che ci può essere di tanto pericoloso in un rituale?» esclamò Merevar. «Cosa mai potrà succedere?»
Alistair lo guardò con una punta d’impazienza.
«Succede che si impara perché è un segreto» tagliò corto. «Ora andiamo, forza. Duncan ci aspetta con le istruzioni per iniziare i preparativi. L’Unione non può aspettare oltre stanotte: domani qui si scatenerà il putiferio.»
S’incamminò con tutte le reclute al seguito, ognuno in silenzio perso nei suoi pensieri. Quale sarebbe stato questo caro prezzo da pagare per diventare Custodi Grigi?

THE TWIN WARDENS

Perché una fan fiction?

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