Le quattro reclute, scortate da Alistair, si recarono presso il centro dell’accampamento: Duncan li attendeva davanti a un grande focolare. Non appena si avvide della loro presenza, si voltò. 
«Eccovi, finalmente» li salutò. «Bene. Direi di dare inizio ai preparativi per l’Unione, sempre se Alistair non ha qualche altro mago da importunare» aggiunse, rivolgendo al ragazzo uno sguardo di rimprovero. Lui ridacchiò con aria colpevole, comprendendo che i maghi erano andati a lamentarsi di lui con Duncan. Questi scosse appena il capo con un sospiro rassegnato, e riprese a parlare con il gruppo. «La vostra prima prova consisterà nel recarvi nelle Selve Korcari, appena oltre l’uscita sud dell’accampamento. Dovrete procurarvi quattro fiale di sangue di prole oscura, che verranno utilizzate nel rituale di stasera. Inoltre, c’è un altro compito di cui dovrete farvi carico: nel bel mezzo delle selve troverete le rovine di un antico avamposto dei Custodi Grigi. Una volta lì, dovrete cercare un baule: all’interno sono custoditi dei preziosi documenti. Dovete recuperarli.» 
«Che tipo di documenti?» chiese Alistair. 
«Antichi trattati che obbligano diverse fazioni in tutto il Ferelden a sostenere l’ordine dei Custodi Grigi in caso di Flagello. È molto importante che li recuperiate.» 
«E se non riuscissimo a trovarli?» indagò Melinor, accorta come suo solito. «Se si tratta di antiche rovine, potrebbero non essere più lì. Potrebbero essere stati distrutti dal tempo e dalle intemperie.» 
«La tua è un’ottima osservazione, Melinor; ma sono protetti da sigilli magici, molto difficili da rompere persino per un mago. Solo i Custodi Grigi possono aprire il baule. Per questo non ci siamo mai preoccupati di andare a recuperarli: sono al sicuro.» 
Melinor annuì senza aggiungere altro. 
«Ci sono altre domande?» chiese Duncan; ma nessuno parlò. «Bene, allora andate; e buona fortuna a tutti voi. Fate attenzione là fuori.» 

Le quattro reclute si diressero verso l’uscita sud dell’accampamento, e il soldato di guardia li lasciò uscire facendo loro gli auguri. Una volta usciti i cinque, il cancello venne richiuso alle loro spalle: si trovavano soli al limitare delle Selve. 
«Ora dobbiamo muoverci con cautela e in silenzio» mormorò Alistair, con la mano già pronta sull’elsa della spada. «Molte creature si aggirano in queste paludi.» 
Le Selve Korcari erano un’infinita distesa di paludi frammiste a foreste: ovunque l’occhio potesse vedere, si scorgevano acquitrini intervallati da piccole alture coperte d’erba bagnata. L’aria era fresca e umida e odorava fortemente di terra e acqua stagna. Il silenzio imperava sovrano, interrotto di tanto in tanto dal richiamo di qualche uccello o dal ronzare degli insetti. 
Camminarono per una manciata di minuti senza incontrare alcun pericolo; poi Merevar si bloccò. 
«Fermi» bisbigliò: le sue orecchie da cacciatore avevano captato qualcosa. Si guardò attorno, mettendo mano all’arco. «Lupi.» 
Qualche istante dopo, un gruppo di lupi fu loro addosso: ognuno prese a menar fendenti al meglio delle proprie capacità. Melinor e Merevar si tenevano a distanza, coprendo le spalle agli altri a suon di colpi magici e frecce. Alistair affondava con la sua spada, proteggendosi dai morsi delle bestie con lo scudo; ser Jory mozzava teste canine con il suo spadone a due mani, e Daveth infliggeva colpi rapidi e letali con i suoi lunghi pugnali. In pochi minuti, i lupi vennero sterminati. 
Il gruppo proseguì silenzioso, finché non si trovò davanti una scena raccapricciante: un carro era stato ribaltato, i buoi che lo trainavano giacevano a terra smembrati, e diversi cadaveri erano sparsi nei paraggi. Il gruppo rimase impressionato da quella scena truculenta. 
«Aiuto…» 
Una voce catturò la loro attenzione. Un soldato era ancora vivo, e si affrettarono a soccorrerlo. 
«La prole oscura… è ovunque… ci ha sorpresi e ci ha eliminati tutti…» biascicò con grande fatica, mentre Alistair e Melinor gli fasciavano le ferite. Quando ebbero terminato di medicarlo si offrirono di riportarlo all’accampamento, ma l’uomo disse loro che poteva riuscire a tornare da solo. Lo lasciarono andare per la sua strada. 
«Per il Creatore, avete sentito? Un intero contingente di soldati addestrati… trucidato!» esclamò impaurito ser Jory. 
«Non preoccuparti, ser Jory. Ci sono io con voi, la prole oscura non riuscirà a coglierci di sorpresa. Ora procediamo, avanti» li esortò Alistair, sembrando fin troppo tranquillo. Il gruppo lo seguì senza fiatare. 
Si inoltrarono nelle selve, incontrando una moltitudine di prole oscura: man mano che li abbattevano, riempivano le quattro fiale date loro da Duncan con il sangue corrotto delle creature. Melinor e Merevar non ebbero particolari problemi: come Alistair, avevano già affrontato quei mostri in precedenza. Lo stesso non si poteva dire di ser Jory e Daveth, i quali combattevano con espressioni spaventate e disgustate: non avrebbero mai potuto immaginare quanto orribili e nefande potessero essere quelle creature, mai avrebbero potuto indovinare il fetido puzzo di carne marcia che li accompagnava. Ora lo sapevano, e non l’avrebbero più dimenticato. 
D’un tratto, dall’alto di una collinetta, avvistarono le rovine dell’antico avamposto di cui aveva parlato Duncan. Gli occhi elfici di Melinor e Merevar si aguzzarono. 
«Vedete qualcosa?» chiese loro Alistair. 
«Prole oscura» replicò Melinor, senza togliere gli occhi dalla zona. «Ce ne sono parecchi.» 
«E ci sono trappole sparse ovunque lungo il sentiero» aggiunse Merevar. «Fate attenzione a non finirci dentro.» 
Scesero dall’altura facendo attenzione a non farsi notare: avvistarono il piccolo ponticello in pietra che un tempo doveva fungere da ingresso per l’avamposto. Si avvicinarono con cautela, ma non passarono inosservati. Alcuni assassini genlock, i più veloci e furtivi tra la prole oscura, li attaccarono emergendo improvvisamente dai cespugli: Alistair condusse la carica, spronando Daveth e ser Jory ad attaccare. Mentre sfondavano le difese della prole oscura, questa non faceva che riversarsi come uno sciame di vespe su di loro. Mentre i tre erano intenti a non farsi trafiggere dalle rozze lame di quei mostri, i due elfi lanciavano i loro colpi a raffica. Le frecce di Merevar partivano come dardi letali, conficcandosi nelle giunture dei mostri e impedendo loro i movimenti. Melinor li sbatteva a terra con il suo incantesimo pugno di pietra, permettendo ai guerrieri di dominare i loro nemici dall’alto. 
Si fecero strada così fino alle rovine, che scoprirono esser sorvegliate da un gruppo di hurlock, la fanteria pesante della prole oscura. Il gruppo era capeggiato da un hurlock più grosso di tutti gli altri, protetto da un’armatura molto pesante dotata di elmo con corna. 
«Fate attenzione a quello» ammonì le reclute Alistair. «Quello è un generale: i generali sono prole oscura più intelligenti e abili degli altri. Per questo diventano i loro capi.» 
Il gruppo si lanciò all’attacco: mentre Daveth e ser Jory venivano ingaggiati nel combattimento dagli hurlock, Alistair venne preso di mira proprio dal generale. Merevar cercava di appoggiarlo con le sue frecce, ma non sembrava sufficiente. A un tratto vide Alistair buttato a terra da una mazzata che aveva fortunatamente parato con lo scudo. L’elfo storse la bocca. 
«Maledizione, shemlen» imprecò. Assicurò l’arco alla schiena e sfilò via le sue spade corte dalla cintura. «Melinor, coprilo!» gridò alla sorella. Quella, intenta a coprire le spalle agli altri due umani, spostò l’attenzione su Alistair. Vide il generale torreggiare su di lui mentre Merevar correva rapido: comprese immediatamente, e agì di riflesso. 
Alistair vide un fascio luminoso, a forma di roccia, colpire in pieno petto il suo aggressore: mentre quello veniva sbilanciato dall’incantesimo di Melinor, un’ombra piombò su di lui. Con un paio di rapidi colpi, la testa del generale, già indebolito dalla lotta con Alistair, rotolò a terra. Il giovane Custode la guardò mentre pareva ancora fissarlo con rabbia; poi spostò lo sguardo su Merevar, che si stava rinfilando le spade nei rispettivi foderi.  
«Grazie» gli disse. 
L’elfo, che gli dava le spalle, lo guardò da sopra una spalla. «Non c’è di che» rispose senza particolare entusiasmo. Melinor, che li stava raggiungendo, pensò fra sé che quella risposta era già un grande passo in avanti: non era granché amichevole, ma almeno non era un commento sagace e scorbutico nei confronti di Alistair. 
Anche Daveth e ser Jory li raggiunsero, lasciandosi alle spalle diversi cadaveri. Alistair li guardò con soddisfazione mentre si rialzava in piedi.  
«Ottimo lavoro» disse loro con un sorriso. «Ora andiamo, dobbiamo recuperare i trattati.» 
Le rovine dell’avamposto distavano pochi passi da loro: in passato era stata una struttura circolare, non molto ampia a giudicare da ciò che ancora si poteva vedere. Il tetto era completamente crollato chissà quanti anni addietro, e le macerie erano ovunque. I cinque si misero a rovistare, facendo attenzione a non provocare ulteriori danni e crolli; finalmente, dopo una decina di minuti, Daveth avvistò qualcosa. 
«Ehi, venite» chiamò gli altri. «Qui sotto c’è qualcosa. Aiutatemi a togliere tutti questi massi!» 
Il gruppo lo raggiunse, e tutti insieme si misero a spostare blocchi di marmo e pietra: non ci volle molto a riportare il baule alla luce. 
«Sì, dev’essere questo» disse Alistair, e subito si accinse ad aprirlo. Fece scattare la serratura, la quale non oppose alcuna resistenza alle sue mani. Ma una volta aperto il baule, la sua espressione si fece tutt’altro che felice. 
«Oh no… è vuoto!» esclamò, corrucciato. Alle sue spalle, Melinor mosse qualche passo in avanti. 
«Fammi vedere» disse, accucciandosi accanto a lui. «Duncan aveva parlato di antichi sigilli magici… è possibile che si siano indeboliti nel tempo e che qualcuno al di fuori dell’ordine sia riuscito a spezzarli.» 
Melinor iniziò a passare le mani sul baule, alla ricerca di qualcosa che a tutti gli altri sfuggiva. Rimase concentrata sul baule diversi istanti, sotto lo sguardo vigile di Alistair. 
«Hai scoperto qualcosa?» le chiese lui, non appena la vide ritirare le mani. Lei scosse il capo. 
«Non c’è traccia di magia qui. Se i sigilli erano forti quanto Duncan credeva, devono essere stati spezzati molto tempo fa… se fosse successo di recente riuscirei ancora ad avvertirne i residui.» 
Concentrati com’erano sul baule, non si accorsero della presenza che li osservava dall’alto di un cumulo di macerie. Una misteriosa donna li scrutava con i suoi occhi gialli e penetranti. 
La sua voce cantilenante e suadente li fece scattare. 
«Bene, bene, bene… cos’abbiamo qui?»

 

Pin It on Pinterest

Share This